Fiat, Marchionne: “Con il 51% dei consensi siamo pronti a fare l’investimento a Mirafiori”

Pubblicato il 22 Dicembre 2010 9:29 | Ultimo aggiornamento: 22 Dicembre 2010 9:30

“Non abbiamo il tempo di posticipare all’infinito una decisione. Ci sono scadenze industriali che premono e investimenti che devono partire al più presto. Mi auguro che prevalga il senso di responsabilità e che la proposta del 3 dicembre venga accolta”. L’appello di Natale di Marchionne è un invito a non farsi del male gettando via l’occasione della joint venture con Chrysler per produrre a Mirafiori un suv con un investimento di oltre un miliardo. L’ad della Fiat lo ha fatto durante il rituale saluto di fine anno ai dirigenti del gruppo riuniti al Lingotto al termine di una giornata caratterizzata dal timori di una rottura che non c’è stata e, su un altro fronte, dal balzo del titolo in Borsa: più 3,64%.

“Con il 51% di sì siamo pronti a fare l’investimento. Il piano è qualcosa di unico: la possibilità di produrre nello storico impianto di Torino Suv di classe superiore destinati ai mercati di tutto il mondo. Perciò invito la Fiom a firmare, sarebbe un ottima idea fare l’accordo prima di Natale” ha detto un Marchionne che ha scelto di non andare a testa bassa anche perché, se lo avesse fatto, avrebbe dovuto indicare un nuovo itinerario per Fabbrica Italia e forse l’adozione di quel Piano B che sinora è stato letto come la fine del dialogo e l’abbandono del paese da parte del Lingotto.

“Perdere tempo, denaro, opportunità; sprecare risorse materiali e intellettuali oggi è più che mai antieconomico e deleterio. Ma è soprattutto immorale”. La Fiat ha reagito alla crisi: lo ha fatto con l’alleanza con Chrysler. Ma è su ciò che è avvenuto dopo che Marchionne ha avuto parole di disappunto. Egli non ha gradito quello che ha definito un attacco alla Fiat: “Non mi è chiara la ragione di tanta acredine”. Senza mai citarla ha chiamato in causa la Fiom: “Quello che ho visto fare in questi mesi – su indirizzo di una minoranza all’interno del gruppo – è alimentare una guerra in famiglia”.