Slai Cobas denuncia: la Fiat ha licenziato un operaio di Termoli contrario all’accordo su Pomigliano

Pubblicato il 20 luglio 2010 16:08 | Ultimo aggiornamento: 20 luglio 2010 18:03

pomiglianoUn operaio della Power Train della Fiat di Termoli, del coordinamento provinciale dello Slai Cobas di Campobasso, è stato licenziato oggi dall’azienda per aver partecipato al presidio davanti al Giambattista Vico di Pomigliano d’Arco lo scorso 22 giugno, in occasione del referendum in fabbrica. E’ quanto dichiara Vittorio Granillo, del coordinamento del sindacato di base.

Granillo ha annunciato un’azione legale in difesa dell’operaio, Giovanni Musacchio, sostenendo che ”la Fiat, non riuscendo ad avere consensi, passa alla repressione nei confronti degli operai e dei sindacalisti”.

”Abbiamo assistito in questi giorni alle azioni di forza da parte dell’azienda – ha proseguito Granillo – che ha dapprima licenziato i delegati Fiom a Melfi e adesso il rappresentante dello Slai Cobas”.

Secondo quanto reso noto da Granillo, l’operaio si era recato in fabbrica a Termoli per il secondo turno di lavoro: ”Ma non lo hanno fatto entrare e gli hanno comunicato il licenziamento davanti ai cancelli, preannunciandogli la successiva lettera a casa. Secondo quanto gli hanno spiegato – racconta Granillo – Giovanni aveva usufruito di un permesso per accudire la figlia. Un permesso che però terminava alle 14, ed è stato allora che il nostro esponente ha raggiunto gli altri delegati di Termoli arrivati a Pomigliano d’Arco”.

In una settimana licenziati cinque operai. Con quello di oggi a Termoli, salgono a cinque gli operai licenziati dalla Fiat nell’arco di una settimana: un caso a Mirafiori e tre a Melfi si erano registrati tra martedì e mercoledì scorsi. Tra loro, ci sono tre delegati Fiom e, oggi, uno del coordinamento dello Slai Cobas. Il 13 luglio la Fiat aveva licenziato un delegato della Fiom di Mirafiori perché avrebbe usato l’e-mail aziendale per diffondere un volantino in cui i lavoratori polacchi dello stabilimento di Tichy esprimevano solidarietà ai colleghi di Pomigliano d’Arco alla vigilia del referendum del 22 giugno.

Il giorno dopo, il 14 luglio, altri tre operai del reparto montaggio dello stabilimento di Melfi (Potenza) sono stati licenziati dall’azienda, dopo che li aveva già sospesi con l’accusa di aver bloccato un carrello robotizzato, durante un corteo interno, impedendo il rifornimento produttivo.

Fiom presenta domani ricorso per licenziamenti a Melfi. I legali della Fiom-Cgil, l’avvocato bolognese Franco Focareta e Lina Grosso, del foro di Melfi (Potenza), presenteranno domani alle ore 11, presso il Tribunale di Melfi, ”il ricorso ex articolo 28 dello Statuto dei lavoratori nei confronti della direzione Fiat-Sata”, che secondo il sindacato ”ha avuto un comportamento antisindacale nel licenziare i tre operai dello stabilimento lucano”. Lo ha annunciato il segretario regionale della Basilicata della Fiom, Emanuele De Nicola, dopo aver partecipato, a Roma, alla riunione del Comitato centrale del sindacato.

”Mentre i nostri avvocati presenteranno il ricorso – ha aggiunto De Nicola – terremo un presidio, dalle ore 11 in poi, davanti alla sede del Tribunale: vi parteciperanno i rappresentanti, anche nazionali, della Fiom-Cgil, e le delegazioni degli operai dello stabilimento di Melfi. Il 28 luglio invece – ha continuato – saremo a Roma, a Montecitorio, per incontrare i gruppi parlamentari, e porre cosi’ alla loro attenzione le nostre iniziative di lotta a tutela della democrazia e dei diritti”.

Le proteste. Contro questi licenziamenti è stato indettodalla Fiom-Cgil per domani 21 luglio uno sciopero di 8 ore dei lavoratori della Fiat di Termini Imerese e delle ditte dell’indotto. La Fiom-Cgil ha anche organizzato, nel giardino comunale della città (villa Palmeri, alle 9.30), un’assemblea aperta di tutti i delegati sindacali della Regione.

Il Coordinamento nazionale della Fiom del Gruppo Fiat ha inoltre proclamato uno sciopero di due ore per venerdì 23 luglio e ha organizzato per il mercoledì successivo un incontro a Piazza Montecitorio con i gruppi parlamentari e con le forze politiche ”per denunciare il clima antidemocratico e intimidatorio in Fiat”.

”La Fiat ha deciso di distribuire centinaia di milioni agli azionisti e di aumentare del 40% i compensi ai massimi dirigenti – è scritto nella nota del Coordinamento Fiat della Fiom Cgil – Alle lavoratrici ed ai lavoratori, con salari gia’ bassi, non vuole dare niente”. La Fiom rivendica: ”la corresponsione immediata di una cifra non inferiore quella dell’anno scorso (600-800 euro) a tutti i dipendenti, anche a quelli in Cassa integrazione; il ritiro dei licenziamenti a carattere intimidatorio a Melfi e a Mirafiori; l’apertura di un negoziato sulle prospettive industriali e occupazionali del Gruppo connesse alla costituzione di due societa’ (Auto e Fiat Industrial), respingendo la strategia perseguita a Pomigliano di contrapporre lavoro e diritti”.

”Il Coordinamento nazionale del Gruppo Fiat – conclude la nota – decide per venerdi’ 23 luglio 2 ore di sciopero, con modalita’ di gestione a livello di stabilimento. Mercoledi’ 28 luglio, a Roma, dalle ore 11:00, incontro in piazza Montecitorio con i Gruppi parlamentari e con le forze politiche per denunciare il clima antidemocratico e intimidatorio in Fiat; all’incontro parteciperanno rappresentanti di tutti gli stabilimenti del Gruppo”.