Finmeccanica: rischio black list in India e, la legge dice, anche in Italia

Pubblicato il 13 Febbraio 2013 12:34 | Ultimo aggiornamento: 13 Febbraio 2013 12:37
finmeccanica orsi black list india italia

Finmeccanica: rischio black list in India e, la egge dice, anche in Italia

ROMA – Finmeccanica, rischio black list. Le accuse a Orsi, il coinvolgimento dei vertici nella presunta storia internazionale di tangenti , se confermati, rischiano di precipitare l’azienda e la controllata AgustaWestland nel girone dei corruttori, nella “blacklist” cioè delle imprese impresentabili, sia in India (al centro del caso) che in Italia. Col paradosso che un’azienda in cui lo Stato mantiene un saldo controllo con una golden share del 30%, non potrebbe stipulare contratti con la pubblica amministrazione, cioè con lo Stato stesso.

Sono di oggi le dichiarazioni del ministro della Difesa indiano A. K. Anthony che ha promesso il pugno duro se la verifica interna confermasse le inchieste italiane: “blacklist” per Agusta, rescissione dei contratti in essere, come già successo per altre indagini di questo tipo condotte dal Cbi (Ufficio centrale di indagini), con sei imprese ostracizzate nella lista nera.

In Italia la giurisprudenza in materia è chiara. Finmeccanica è oggetto di indagine dal settembre scorso per corruzione internazionale, a causa delle presunte tangenti da 51 milioni di euro per la commessa da mezzo miliardo per la fornitura al governo indiano di 12 elicotteri AW101. Il pm Eugenio Fusco di Busto Arsizio agisce in base al decreto legislativo 231 del 2001 sulla responsabilità delle imprese per illeciti commessi da amministratori e dipendenti.

Proprio per questo, se le accuse venissero confermate in giudizio, potrebbe scattare la “sanzione interdittiva” per Finmeccanica, appunto il divieto di stipulare contratti con lo Stato. Essendo il Ministero della Difesa  il cliente più importante di Finmeccanica, è chiaro che l’eventualità più infausta, l’iscrizione nella black list, pregiudicherebbe appalti per centinaia di milioni se non di alcuni miliardi. Nel 2004, per esempio, analoga misura fu presa contro la tedesca Siemens per le tangenti pagate per gli appalti Eni-Power: risultato, penitenza per Siemens che saltò il giro per un anno. Coincidenza vuole, rileva Gianni Dragoni sul Sole 24 Ore, che il pm della richiesta fosse lo stesso Fusco, mentre l’avvocato Amodio che tutelava Siemens è oggi il penalista che affianca Orsi.