Finmeccanica riacquista Ansaldo Energia a più di quando vendette 2 anni fa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 ottobre 2013 12:22 | Ultimo aggiornamento: 7 ottobre 2013 12:22
Finmeccanica ricompra Ansaldo Energia a più di quando vendette 2 anni fa

Finmeccanica ricompra Ansaldo Energia a più di quando vendette 2 anni fa

ROMA – Finmeccanica chiude il dossier Ansaldo Energia: l’84,5% della società ligure (il 45% che era in mano al fondo First Reserve e il 39,55 ceduto dal gruppo di piazza Monte Grappa) passa al Fondo Strategico della Cassa Depositi e Prestiti (Fsi), che per il futuro dell’azienda si impegna a cercare partnership industriali, a partire dalla coreana Doosan che era in pole per l’acquisizione e resta il candidato più accreditato ad affiancare Cdp.

Il valore dell’operazione fa riferimento ad una valutazione del 100% di Ansaldo Energia tra 1,2 e 1,3 miliardi. Al prezzo fissato si aggiunge anche una parte variabile, che non dovrebbe andare molto oltre i 100 milioni, sulla base della realizzazione dei piani aziendali nel triennio 2014-2016. Mentre nel 2017, a completare l’operazione, scatterà una opzione put-call acquisto per il trasferimento a Cdp della quota residua del 15% di Ansaldo Energia rimasta in portafoglio al gruppo a Finmeccanica.

Tutto chiaro? Non proprio, dire che è complicato è un eufemismo, ma la complessità dell’operazione di sistema, come usa dire, non può nascondere come in soli due anni, lo Stato ha ricomprato ciò che aveva venduto pagando un premio del 72% (Fsi, controllata da Cdp, società per azioni a controllo pubblico, ricompra Ansaldo Energia da Finmeccanica, pubblica, che ne aveva venduto il 45% solo due anni fa a First Reserve, privata). Descrive la tortuosa operazione, e a tutto svantaggio del contribuente, Giorgio Meletti su Il Fatto Quotidiano, riaprendo il capitolo privatizzazioni del patrimonio pubblico all’italiana, di cui la improrogabile necessità sembra debba essere comunque accompagnata da una svendita di fatto.

Due anni fa la Finmeccanica co-guidata da Pier Francesco Guarguaglini e Giuseppe Orsi portò a termine una brillante operazione finanziaria: per pagare a primavera 2011 agli azionisti un dividendo di 237 milioni di euro, a dispetto delle condizioni già critiche del gruppo, fu svenduta in quattro e quattr’otto al fondo americano First Reserve una quota del 45 per cento dell’Ansaldo Energia, per la cifra di 225 milioni. Bastava non pagare il dividendo e tenersi l’Ansaldo Energia, direbbe l’anima semplice. Ma se si fosse fatto ciò che il buonsenso comanda non ci sarebbero state le parcelle per gli studi legali, le consulenze per le banche d’affari, e non si sarebbero fatte le acrobazie grazie alle quali, incassando soli 225 milioni, si attribuì all’Ansaldo Energia un valore d’impresa di 1,2 miliardi di euro, con gli ovvi vantaggi di imbellettamento del bilancio.