Pagata la prima rata sono spariti: la finta degli evasori al condono. Mancano oltre 5 miliardi

Pubblicato il 16 agosto 2010 16:11 | Ultimo aggiornamento: 16 agosto 2010 16:25

Pagata la prima rata sono spariti. Sono migliaia gli evasori che hanno fatto finta di mettersi in regola al condono varato dal governo Berlusconi-Tremonti nel 2002, tant’è che mancano ben 5,2 milardi all’appello.

”Non soddisfatti di aver ottenuto un maxisconto sulle somme da pagare e l’impunità per i reati tributari e penali commessi continuano a beffare il fisco e a prendere in giro i contribuenti onesti non versando le somme dichiarate in sede di sanatoria”. E’ quanto sostiene “Fisco Equo”, la rivista telematica dell’associazione “Lef” che torna sulla questione che già ad inizio anno aveva mobilitato la Corte dei Conti che valutava in 5,2 miliardi la cifra ancora mancante all’appello varando un piano di controlli nel corso di quest’anno.

”All’appello – scrive ora Fisco Equo – mancano ancora 4,6 miliardi. A 8 anni dal varo della sanatoria gli evasori continuano a non saldare il conto”. Ad accendere i riflettori sugli esiti del condono – ricorda Fisco Equo ”è stata la Corte dei conti che in una prima relazione presentata nel novembre del 2008 aveva certificato in 5,2 miliardi le somme non ancora versate rispetto ai 26 miliardi dichiarati dai condonati. Un ammanco reso possibile dalla normativa che aveva stabilito che per gli importi superiori a 3.000 euro per le persone fisiche e 6.000 per le società era sufficiente versare la prima rata per rendere valido il condono”.

“Proprio sulla scia dell’analisi della Corte dei conti – prosegue la nota – si era cercato di correre ai ripari introducendo una serie di norme per facilitare la riscossione delle somme dovute. In particolare è stato permesso al concessionario della riscossione di agire direttamente in via di espropriazione immobiliare per i debiti da condono iscritti a ruolo di importo superiore a 5.000 euro, senza dovere prima procedere all’iscrizione di ipoteca ed attendere ulteriori 6 mesi per l’esecuzione. Inoltre, per attingere notizie sulla situazione finanziaria del debitore, è stato consentito all’agente della riscossione, decorso inutilmente il termine di 60 giorni dalla notifica della cartella esattoriale di pagamento, di accedere ai dati relativi ai rapporti bancari del contribuente moroso”.

Nonostante questo ”come si evidenzia dalla successiva relazione al rendiconto generale dello Stato 2009 della stessa Corte, risulta che fino a fine gennaio 2010 il recupero delle somme riscosse in via coattiva si e’ fermato a 786 milioni di euro, portando le somme ancora dovute, e a questo punto di improbabile esazione a 4,6 miliardi. Per gli addetti ai lavori la mancata riscossione di una parte non trascurabile del gettito da condono, pari a circa il 18% del totale delle somme dovute dai condonati, non e’ stato un fenomeno del tutto imprevisto. Cio’ per il semplice motivo che il legislatore dell’epoca (stesso governo e stessa maggioranza parlamentare di oggi), per rendere piu’ appetibile l’adesione alla sanatoria fiscale e fare cassa, non ha vincolato l’efficacia del condono al versamento dell’intera somma dovuta”.

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