Fisco/ I soldi esportati illegalmente possono rientrare pagando il 7%. Tremonti cerca fondi per la crisi

Alessandro Marchetti (Scuola Superiore di giornalismo Luiss)
Pubblicato il 22 Giugno 2009 - 16:42 OLTRE 6 MESI FA

Ammontano a 550 milioni di euro i capitali italiani esportati illegalmente all’estero, se vorranno, con modica spesa potranno rientrare in patria e nella legalità. Il dazio fiscale da pagare sarà tra i 4 e il 7 per cento, a fronte di un’imposta a suo tempo evasa di circa il 30/40 per cento. Si chiama scudo fiscale, fa scudo appunto alle pretese del fisco e i governi lo adottano per fare cassa. Dal prossimo scudo il governo italiano si attende almeno un paio di miliardi per destinarli ad agevolazioni fiscali per le aziende.  Queste le cifre e le speranze del Ministero dell’Economia, che nei prossimi giorni sarà impegnato nel varo della misura già adottata da Giulio Tremonti nel 2002. Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, il provvedimento “è in rampa di lancio e la decisione sarebbe di fatto già presa”. Unico aspetto ancora non definito dal governo sarebbero i tempi.

Per opportunità il governo ritiene necessario attendere il G8 de L’Aquila del 9-10 luglio:  sul tavolo ci sarà di nuovo la questione dei paradisi fiscali su cui “qualche paese importante, come la Gran Bretagna, ha già rotto gli indugi”, complice la crisi economica, la stretta sul credito e la nuova offensiva contro i paradisi fiscali e il segreto bancario su cui è al lavoro l’Ue. Mercoledì prossimo a Parigi ricorda il quotidiano, “se ne parlerà nel vertice dei ministri dell’economia dei Paesi Ocse, l’organizzazione che riunisce i Paesi più industrializzati”.

Per quanto riguarda il meccanismo individuato dai tecnici , si tratterebbe di un’aliquota differenziata: il Corriere della Sera parla di una forchetta tra il 4 e l’8%. Anche il quotidiano La Repubblica dedica ampio spazio al varo dello scudo fiscale, ipotizzando una forbice “tra il 7 e il 10%”. Secondo il quotidiano diretto da Ezio Mauro, sulle penalità “la generosità sarà massima, condono totale e tombale, accompagnato dall’anonimato”. Tra le ipotesi ci sarebbe anche quella di prevedere lo scudo “solo per quei capitali che rientrano e non per quelli che emergono pur rimanendo all’estero, oppure in alternativa di fissare un’aliquota più conveniente per quelli che effettivamente tornano in patria”.

Di questi 550 miliardi stimati da via XX settembre, 300 risultano depositati in Svizzera, 100 in Lussemburgo e una quarantina a Montecarlo.  I restanti sarebbero sparsi in vari paradisi fiscali.
L’analisi de La Repubblica si sviluppa in chiave comparata con la situazione degli altri paesi dell’area Euro: “L’Italia di capitali esportati illegalmente, sembra averne accumulati più di altri in proporzione alla dimensione della sua economia. I francesi per esempio pare che di miliardi ne abbiano esportati cento e, secondo Global Wealth 2008 pubblicato lo scorso anno da Boston Consulting Group, nel mondo i capitali esportati illegalmente dovrebbero ammontare a 7mila 500 miliardi di dollari, circa 6mila miliardi di euro. I 550 miliardi di euro esportati dagli italiani sono quasi il 10% del totale stimato, contro una economia che conta circa il 3% del pil planetario”.