Fisco, Liechtenstein: l’indagine su evasori va avanti, focus su 120 nomi

Pubblicato il 17 Febbraio 2010 15:48 | Ultimo aggiornamento: 17 Febbraio 2010 15:48

Centoventi “risparmiatori” con conti nel Liechtenstein sono nel mirino del fisco. L’indagine fiscale sui depositi esportati illegalmente in Liechtenstein da contribuenti italiani, infatti, va avanti: l’Agenzia delle Entrate ha focalizzato l’attenzione su 120 nomi, individuato 170 milioni di evasione e richiesto, tra imposta evasa e sanzioni, 240 milioni di euro. I versamenti già effettuati ammontano a 30 milioni.

Quello dell’Agenzia delle Entrate è però un bilancio “provvisorio”. E infatti, spiega Rossella Orlando dell’Accertamento dell’Agenzia delle Entrate, «gli importi evasi e quelli richiesti potrebbero lievitare ancora».

Le richieste del fisco sono di gran lunga superiori agli importi per ora accertati: rispetto ai 175 milioni di evasione, le imposte evase ammontano a 75 milioni, ma le sanzioni, pari a 165 milioni, portano l’importo a 240 milioni.

«E ora – spiega Rossella Orlandi – con le nuove sanzioni si andrebbe al raddoppio».

La lista degli evasori sembra comunque essersi ridotta rispetto al 2008. La lista originaria conteneva 156 nomi, che furono pubblicati anche dai mass media nel marzo 2008: da imprenditori a pensionati, da professionisti a cantanti, spesso accompagnate da precisazioni e smentite.

Dopo una scrematura (alcuni erano contribuenti stranieri, altri avevano già utilizzato il primo scudo fiscale “per valori ingenti”), la lista si è ridotta e l’attenzione si è ora concentrata su 120 posizioni.

Ora – spiega la Orlandi – «abbiamo ricostruito redditi personali, quelli dei gruppi societari e delle famiglie. Prima ha lavorato una task force di 10 funzionari, poi sono stati coinvolti anche gli uffici sul territorio. Quindi è subentrata la Guardia di Finanza per la parte giudiziaria».

In generale comunque, «i nomi presenti non sono famosissimi. Andiamo da evasori appartenenti al mondo dell’imprenditoria fino ai professionisti. Tutti trasportavano una parte del patrimonio in un paradiso fiscale». Come il Liechtenstein. L’indagine penale riguardante la lista “nera” si è dunque conclusa. Ma non è così per quella fiscale.

Questa è stata ricevuta «in base ad accordi internazionali di scambio di informazioni e in base a norme internazionali che vengono anche supportate dalle indicazioni europee per la lotta ai paradisi fiscali». Tutti gli Stati stanno quindi agendo insieme per bloccare gli evasori. «Una necessità perché – conclude la numero due dell’Accertamento dell’Agenzia delle Entrate – i danni dell’evasione sull’economia sono gravissimi».