Fisco: solo quattro le Regioni che danno più di quanto ricevono. Tutte al nord

Pubblicato il 23 Novembre 2010 13:32 | Ultimo aggiornamento: 23 Novembre 2010 13:47

Solo quattro regioni danno allo Stato più di quanto ricevono in termini di trasferimenti e servizi. A rilevarlo è la Cgia di Mestre. ”Solo quattro Regioni su 20 – dice il segretario dell’associazione artigiani Giuseppe Bortolussi – versano imposte, tasse e contributi in quantità superiore a quanto ricevono in termini di trasferimenti e servizi dallo Stato centrale. Ed è per questo motivo che sta riemergendo la protesta tra gli imprenditori e i Sindaci del Nord delle aree di confine. I primi, come è successo lunedì scorso a Cernobbio, premono perché la Lombardia parta subito con il federalismo fiscale; i secondi, invece, chiedono a gran voce di trasferirsi nelle Regioni a Statuto Speciale”.

I numeri, secondo la Cgia di Mestre, sono chiari: nel 2008, solo la Lombardia (+ 28,10 mld di euro), il Veneto (+4,70 mld), l’Emilia Romagna (+3,14 mld) e il Piemonte (+568 milioni) hanno segnato un residuo fiscale positivo, ovvero hanno versato molto di più di quanto hanno ricevuto in termini di trasferimenti e servizi dallo Stato. Tutte le altre realtà regionali, invece, hanno presentato valori negativi, con punte preoccupanti per la Campania (-15,30 mld) e la Sicilia (-18,73 mld).

Il dato medio nazionale – sottolinea la Cgia, è stato pari a -42,57 mld e corrisponde al deficit registrato dalla Pubblica Amministrazione. In termini pro capite, invece, ogni cittadino lombardo ha dato in solidarietà al resto del Paese 2.915 euro. Ciascun veneto 974, ogni emiliano-romagnolo 736 e ciascun piemontese 129.

Ad avere i maggiori benefici tra quanto hanno versato e quanto hanno ricevuto sono stati i cittadini valdostani. Ciascun residente in Valle d’Aosta ha registrato un saldo pro capite negativo pari a 6.216 euro.

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”Dalla lettura di questi dati – conclude Bortolussi – non balza agli occhi solo la grande differenza esistente tra Nord e Sud del Paese, in parte giustificata dai forti squilibri economici esistenti, ma, soprattutto, dalle sperequazioni esistenti tra le Regioni a Statuto ordinario e quelle a Statuto Speciale del Nord. Una diversità di trattamento che sta spingendo molti Sindaci delle aree di confine a chiedere di trasferirsi verso le Regioni autonome che, rispetto alle altre, pagano meno, trattengono più risorse sul proprio territorio e, spesso, ricevono maggiori trasferimenti dallo Stato”.