Aumento dell’Irpef e patrimoniale. Dichiari 80mila? Darai 100euro in più

Pubblicato il 3 Dicembre 2011 10:38 | Ultimo aggiornamento: 3 Dicembre 2011 11:13

ROMA – Un aumento dell’aliquota Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche, di almeno due punti, dal 43 per cento al 45 o 46 per cento. Sarebbe una delle probabili novità del pacchetto fiscale della manovra del governo Monti che verrà varata lunedì 5 dicembre.

Allo studio c’è una sorta di aliquota Irpef di solidarietà con un aumento di due o tre punti dell’aliquota del 43 per cento dell’ultimo scaglione Irpef applicata ai redditi oltre i 75mila euro. Ma anche un aumento analogo sulla penultima aliquota, quella al 41 per cento.

L’aumento dell’aliquota oggi al 43 per cento interesserebbe 788mila persone, l’1,98 per cento dei contribuenti italiani: 140mila di questi sono però pensionati con redditi superiori a 90mila euro, e 26.472 sono statali, due categorie che si avvantaggerebbero per l’addio al loro contributo di solidarietà prima previsto per loro.

Un aumento dal 43 al 45 per cento vorrebbe dire un aumento del 2 per cento nelle tasse pagate sul reddito che supera la soglia da cui parte l’ultima aliquota: se, per esempio, un contribuente dichiara 80mila euro all’anno il rincaro sarebbe di 100 euro, se uno ne dichiara 100mila crescerebbe a quota 500 euro, e arriverebbe a 1.500 quando il reddito comunicato al fisco arriva a 150mila.

Se l’aumento dell’aliquota più alta arriverà al 46 per cento, il conto per una dichiarazione da 80mila euro salirebbe a 150 euro all’anno, e nel caso di 150mila euro comunicati al fisco la richiesta arriverebbe a 2.250 euro.

Tra le ipotesi sul tavolo del governo Monti c’è anche un aumento, sempre di due o tre punti, dell’aliquota del 41 per cento applicata ai redditi tra 55mila e 75mila euro.

In ogni caso non verrebbero toccate le aliquote dal 23 per cento (quella più bassa per i redditi fino a 15mila euro) fino, appunto al 41 per cento. Se l’aumento sarà di due punti il gettito per lo Stato potrebbe arrivare a 1,1 miliardi di euro.

Solo in un secondo tempo arriverebbe l’aumento dell‘Iva, secondo quanto scrive il Sole 24 Ore dal gennaio 2013. Le risorse che ne deriverebbero andrebbero a sostegno degli sgravi fiscali per le famiglie. L’aumento dovrebbe ridurre gli effetti del taglio delle agevolazioni fiscali previste dal governo Berlusconi per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013.

Probabile l’aumento di due punti percentuali dell’aliquota ordinaria al 21 per cento, oppure l’aumento di questa di un punto e lo stesso aumento per l’aliquota agevolata del 10 per cento.

Per quanto riguarda la lotta all’evasione, oltre alla tracciabilità dei pagamenti con l’obbligo di utilizzo della moneta elettronica per le transazioni oltre i 500 euro, sarebbe allo studio l’introduzione dell’obbligo della fatturazione elettronica almeno nelle operazioni “business to business”, anche se quest’ipotesi potrebbe produrre delle complicazioni per il sistema produttivo italiano.

Sulla casa rimane certo il ritorno del prelievo fiscale sulla prima abitazione modulato in base al reddito e alla composizione del nucleo familiare e in ogni caso con una possibile aliquota soft del 2,5 per mille.

Ancora da definire il prelievo, come patrimoniale, sulle seconde e terze case con una maggiorazione crescente dell’aliquota dell’Imu, attualmente il 7,6 per mille, in base ai beni immobiliari del contribuente.

Insieme al ritorno della tassazione sulla prima casa arriverà l’aggiornamento delle rendite catastali. Possibile un immediato aggiornamento dell’attuale percentuale del 5 per cento di rivalutazione dei valori immobiliari che potrebbe passare al 15 o al 20 per cento.

Per l’Ici si introdurrebbe un tributo con una maggiore progressività rispetto a oggi. Secondo le simulazioni fatte dal Corriere della Sera, il tributo, unito ad una rivalutazione catastale del 15 per cento, una casa medio signorile di cento metri quadrati in posizione semicentrale a Milano comporterebbe per il proprietario di una prima casa che dal 2008 a oggi non ha pagato nulla un esborso tra i 492 e 890 euro, mentre, nel caso si trattasse di seconda casa, l’Ici potrebbe arrivare addirittura a 1.484 euro, con un inasprimento di 839 euro rispetto all’imposta pagata nel 2011.

Se si possiede una casa indipendente, poi, anche se si tratta di immobili che non hanno le caratteristiche di lusso delle ville, un contribuente di Milano sborserebbe come prima casa da 1.365 a 1.938 euro e potrebbe doverne pagare fino a 3.231 se non si ha diritto alle agevolazioni legate alla residenza.

Secondo il Corriere della Sera andrebbe un po’ meglio a Roma, dove si arriverebbe al massimo a 2.440 euro, che comunque sono 955 più di quelli necessari oggi.

Su case di più modesto valore la reintroduzione del tributo avrebbe effetti più modesti in assoluto, anche se sulle seconde case si arriverebbe a pagare fino a 467 euro a Milano e a 366 a Roma.

La vera stangata però rischia di arrivare quando si compra casa: se si ha diritto alle agevolazioni sulla casa medio signorile di Milano considerata sopra il maggiore esborso sarebbe computabile nei 639 euro che rappresentano la differenza tra l’imposta attuale di 4.593 euro e quella nuova di 5.232. Nel caso in cui non si abbia diritto alle agevolazioni si passerebbe dagli attuali 17.028 euro a 19.582 euro.