La flexsecurity di Monti: meno rigidità per licenziare, contratto unico

Pubblicato il 14 Novembre 2011 13:38 | Ultimo aggiornamento: 14 Novembre 2011 13:38

ROMA – Sul problema della flessibilità del lavoro è nota la posizione di Mario Monti: ce n’è troppa al momento dell’ingresso, troppo poca in uscita. Il suo modello di riferimento è quello della flexsecurity applicato in Nord Europa, in Italia propugnato dal giuslavorista Piero Ichino. Alle scarse tutele e retribuzioni dei giovani precari fa da contraltare l’eccessiva rigidità in uscita (il complesso di norme che regola le modalità con cui le imprese riducono il personale). Monti illustrerà alle parti sociali le modifiche che ha in mente per sanare la contraddizione e recepire la Raccomandazione del Consiglio d’Europa di giugno.

I dettagli verranno discussi, ma è sull’impianto generale che si vedrà la disponibilità della Cgil che fino adesso ha rinunciato a sedersi al tavolo delle trattative. La situazione di emergenza nazionale potrebbe favorire un clima differente, più collaborativo, privo delle pregiudiziali che hanno impedito finora di affrontare di petto la questione, come il tabù sull’articolo 18. La soluzione che Monti indicherà farà leva sull’istituzione di un contratto unico con protezione crescente per i lavoratori. Meno fattispecie contrattuali in entrata, un’indennità economica in caso di licenziamento al posto del reintegro. L’ambizione è “conciliare alta competitività e ed equità”, come scriveva Mario Monti sul Corriere della Sera già nel 2009 in uno dei suoi editoriali.