Fmi: “Italia riduca il debito o rischia la recessione”

di redazione Blitz
Pubblicato il 13 Novembre 2018 19:49 | Ultimo aggiornamento: 14 Novembre 2018 6:37
Fmi: "Italia riduca il debito o rischia la recessione"

Fmi: “Italia riduca il debito o rischia la recessione” (Nella foto Ansa, Christine Lagarde, direttrice generale dell’Fmi)

WASHINGTON – “L’Italia riduca il debito è c’è il rischio di recessione”: l’altolà arriva dal Fondo Monetario Internazionale. Nel documento che anticipa l’Articolo IV, il Fmi stima che il debito pubblico italiano “resterà intorno al 130% nei prossimi 3 anni” e avverte che qualsiasi shock anche modesto “aumenterebbe il debito facendo crescere il rischio che l’Italia sia costretta ad un consolidamento di bilancio maggiore quando l’economia si indebolisce. Questo potrebbe trasformare un rallentamento in una recessione”.

I previsti stimoli economici contenuti nella manovra messa a punto dal governo, sostiene il Fondo, “comportano sostanziali rischi verso il basso” per la crescita “poiché lascerebbero l’Italia molto vulnerabile”.

L’Fmi mette in guardia dal fatto che “qualunque beneficio temporaneo in termini di crescita proveniente dagli stimoli nel breve periodo potrebbe probabilmente essere controbilanciato dal sostanziale rischio di un peggioramento quando si dovessero materializzare dei modesti shock avversi”.

Le previsioni del Fondo sono negative: la crescita dell’Italia, prevede Washington, sarà “di circa l’1% nel 2018-2020 e poi diminuirà da allora in poi. Il deficit complessivo del 2019 è previsto al 2,75% del Pil. Per il 2020-2021 è stimato al 2,8-2,9% a meno che non ci sia ampio sostegno politico per attivare la clausola di salvaguardia sull’Iva o per trovare misure compensative”. Cosa questa, spiega il Fmi, che “si è però rivelata difficile da attuare in passato”.

Gli economisti di Washington sottolineano poi che “l’Italia deve mettere a tacere qualunque timore sul rapporto debito-Pil, che è il secondo più alto nell’area euro, lungo una solida traiettoria al ribasso e ridurre i costi di finanziamento”. In sostanza il Fmi “raccomanda di intraprendere un modesto e graduale consolidamento fiscale”.  

L’organizzazione guidata da Christine Lagarde punta il dito anche contro lo spread: l’impatto sulla crescita dell’Italia dalle misure di stimolo previste dal governo “sarebbe incerto nei prossimi due anni e probabilmente negativo nel medio periodo, se gli spread continuassero a restare a livelli elevati”, sottolinea l’Fmi, spiegando che l’atteso impatto di stimolo “rischia di essere controbilanciato dal continuo rialzo degli spread”, con un effetto “ambiguo” nel breve e “probabilmente negativo” nel medio periodo. 

Secondo gli economisti di Washington i cambiamenti delle pensioni previsti dal governo, ovvero la quota 100, “aumenterebbero ulteriormente la spesa pensionistica, imporrebbero pesi ancora maggiori sulle generazioni più giovani, lascerebbero meno spazio per politiche per la crescita e porterebbero a minori tassi di occupazione tra i lavoratori più anziani. E’ improbabile che l’ondata di pensionamenti creerebbe altrettanti posti di lavoro per i giovani”. Per il Fmi “è urgente razionalizzare i vari eccessi nel sistema”.

Secondo il Fondo monetario “l’Italia ha bisogno di un moderno e garantito schema di reddito minimo indirizzato ai poveri, uno schema che eviti la dipendenza dal welfare e i disincentivi al lavoro e che non sia a tempo limitato”.

L’Fmi si dice contrario anche a nuove misure marginali di riforma del sistema di tassazione, come l’ampliamento della flat tax, e a nuovi condoni fiscali, mentre chiede una riforma complessiva del sistema. Il governo italiano “sta ampliando il regime esistente di flat tax per i lavoratori autonomi, con l’introduzione di uno sgravio permanente sui profitti reinvestiti, e sta cambiando vari altri incentivi fiscali”. Ma il Fondo è “preoccupato che queste misure vadano ad aggiungersi a una storia di numerosi cambiamenti marginali al sistema fiscale, esacerbando l’incertezza e danneggiando l’ambiente imprenditoriale”. Il Fmi invece “raccomanda piuttosto una riforma più ampia per allargare la base imponibile, promuovere l’efficienza e assicurare la correttezza”. “I condoni fiscali dovrebbero essere evitati – si legge ancora -; l’esperienza internazionale conferma che qualunque beneficio temporaneo viene annullato da una minore tax compliance”.