Fmi benedice lo scudo voluto da Draghi: “Italia taglierebbe 200 punti di spread”

Pubblicato il 31 agosto 2012 10:12 | Ultimo aggiornamento: 31 agosto 2012 14:56

BRUXELLES – Alle quotazioni di giovedì e con l’approvazione del piano anti-spread della Bce lo spread italiano sarebbe quasi dimezzato e farebbe molta meno paura. Secondo i calcoli del Fmi, senza il timore che l’Italia esca dall’euro e ripaghi i suoi creditori in lire, la forbice tra i rendimenti dei titoli italiani e quelli tedeschi sarebbe di 200 punti più stretta. Così il Fondo Monetario Internazionale stima gli effetti degli interventi della Bce nel caso in cui il livello degli spread sia economicamente ingiustificato e benedice lo scudo anti-spread voluto da Mario Draghi.

Agli stessi calcoli sono giunti anche gli analisti di due grandi banche d’investimento: Goldman Sachs e Nomura. La domanda che allora tutti si fanno è se sia questo l’obiettivo a cui punterebbe la Bce. E’ propbabile che uno spread a 200 punti sia l’obiettivo a cui punta Mario Draghi perché garantire un determinato prezzo ai titoli di stato attirerebbe quegli investitori stabili che da sempre raccolgono debito pubblico sui mercati e che se ne sono scappati lasciando il campo agli speculatori.

Lo scudo annunciato da Draghi, che ha evocato misure ”eccezionali” da parte dell’Eurotower e ad agosto ha promesso un arsenale ”sufficiente”, sembra avere una solida maggioranza fra i membri del consiglio Bce che si riunisce fra una settimana. Tuttavia – avvertono molti economisti – attenzione ad aspettarsi l’annuncio di una cifra degli interventi di acquisto dei titoli di Stato o la fissazione esplicita di un tetto agli spread. Si parla di una banda d’oscillazione che la Bce sarebbe pronta a prendere in considerazione, ma senza una presa di posizione ufficiale, che equivarrebbe a mettere in gioco risorse enormi. Possibile, invece, la decisione di rendere noti i Paesi destinatari degli aiuti (si parla di Spagna e Italia, ma in ballo ci sono anche i Paesi già sotto salvataggio Ue-Bce-Fmi) e i quantitativi dei rispettivi interventi.

Ma a Francoforte il dibattito è animato: il tetto è ritenuto rischioso politicamente perché significherebbe dare ai governi una sorta di assicurazione contro i mercati. Se io Stato, sono coperto e non vengo puntualmente bastonato dai mercati sono disincentivato a portare avanti certe riforme strutturali, magari impopolari. A ciò va aggiunto quello che in ambienti europei è chiamato “Il dilemma Berlusconi”: come ritirare l’intervento Bce nel caso in cui il governo disattenda gli impegni presi in fatto di riforme?

Un’ipotesi è di concentrare le manovre di mercato della Bce ai soli titoli breve scadenza: sarebbero i più semplici da abbandonare visto che le scadenze sono ravvicinate.

Ma ogniqualvolta la Bce comprerà un miliardo di euro di Bot a sei mesi, facendone salire il prezzo, i mercati non faticheranno a comprendere che Draghi vuole far scendere i rendimenti di quel titolo. E allora la domanda è: bisogna porsi un obiettivo di rendimento o di spread? Puntare sui rendimenti vuol dire agire direttamente sugli interessi destinati a famiglie e imprese ma sa tanto di finanziamento diretto agli Stati. Più plausibile che si punti a governare gli spread.

E infine, fa notare l’Fmi, con gli spread alle stelle i tassi di interesse delle banche italiane, vicini al 6 percento, soino allarmanti. Ma non sono da meno quelli pari a zero dei tedeschi, che gonfiano la liquidità e rischiano di creare inflazione.

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