L’Fmi molla il macigno-Grecia sulle spalle dell’Europa

Pubblicato il 26 Maggio 2011 18:33 | Ultimo aggiornamento: 26 Maggio 2011 18:33

foto Ap/Lapresse

WASHINGTON – Il Fondo monetario internazionale ha fatto la prima mossa per mollare la Grecia. E’ ancora un segnale ma preoccupa l’annuncio che il Fmi ”ha bisogno di garanzie finanziarie” prima di poter elargire la prossima tranche di aiuti alla Grecia. La voce è ufficiale, lo ha detto infatti la portavoce del Fondo, Caroline Atkinson. Il compito della Atkinson è stato quello di mettere le mani avanti rispetto a un impegno ingombrante: quello di salvare il paese europeo dal fallimento. ”Noi concediamo finanziamenti dopo aver concordato con il Paese le necessarie misure di risanamento e dopo aver constatato che sono disponibili anche altre fonti di finanziamento. Solo in questo modo possiamo salvaguardare i soldi dei nostri membri”, ha detto la portavoce.

E cosa può significare che il Fmi potrebbe mollare la Grecia? Significa che il pacchetto Atene, il piano per salvare il Paese e insieme scongiurare il temutissimo effetto domino sulle altre economie europee, riguarda da oggi sempre più noi europei (leggi l’analisi di Paolo Forcellini) e sempre meno il resto del mondo. Ora Atene è a un passo dal ritorno alla dracma. Fino a oggi il Paese ha ricevuto un prestito congiunto Ue e Fmi da 110 miliardi di euro e ne dovrebbe avere altri 70 forse 100 dal solo Fondo monetario. Dovrebbe, appunto e ora l’Europa è appesa a questo condizionale. Se l’Fmi si smarca vuol dire che il peso della Grecia ricadrà tutto sulle spalle dell’Unione e sul come andrà a finire le previsioni non sono rosee. Non mancano paesi contrari a spremersi per aiutare i più deboli a risollevarsi. E quindi che si fa?

Si può a questo punto ipotizzare un prestito a tassi decisamente alti, di quelli che la Grecia non potrebbe sostenere, oppure semplicemente il prestito non arriverà. E a quel punto la Grecia affonderà in solitudine, con un ritorno alla dracma e tanti saluti? Non proprio perché il tonfo greco lo sentiranno tutti gli altri vicini. E’ la Bce, la Banca centrale europea, ad avere in cassa i titoli di stato ellenici. E se questi diventeranno carta straccia, saranno euro-dolori per tutti.

Ma il danno non si limiterebbe alla Bce. L’uscita della Grecia potrebbe avere un effetto domino: ad uno ad uno i paesi meno solidi economicamente potrebbero essere colpiti dalla speculazione e indotti a loro volta ad uscire dall’euro, con conseguente sgretolamento della moneta unica europea. Per paesi come l’Italia sarebbe una disgrazia trovarsi sotto gli acquazzoni della competizione mondiale con la zavorra del debito pubblico e senza l’ombrello dell’euro.