Fondazioni-Tremonti: arriva il “patto di Roma” per le banche italiane

Pubblicato il 11 Aprile 2011 13:29 | Ultimo aggiornamento: 11 Aprile 2011 13:29

ROMA –  Se Vincent Bolloré e i francesi facessero un passo indietro sulla loro quota in Mediobanca le Fondazioni valuterebbero l’operazione. L’osservazione di Nicola Saldutti, sul Corriere della Sera, sottolinea il ruolo sempre più stretto tra il mondo della finanza e quello, appunto, delle Fondazioni.  Nei loro board la politica non manca la politica, con i rappresentanti di Regioni, Comuni e Province.

“Su di noi c’è il controllo democratico del territorio. Non possiamo fare cose di nascosto”, dice il presidente della Fondazione Cariplo e dell’Associazione tra le Casse di Risparmio Giuseppe Guzzetti.

Ma quella che un tempo era una “galassia”, è l’efficace metafora di Saldutti, ora è diventata un quadrilatero: Mediobanca-Intesa-Generali-Fondazioni.

Lo scorso 5 aprile Intesa SanPaolo ha aumentato il capitale di 5 miliardi. Gli enti hanno dato segno di voler collaborare per rafforzare il gruppo, andandosi a riunire in un nucleo che vale il 30 per cento dell’istituto presieduto da Giovanni Bazoli.

Il giorno seguente arriva la scossa delle dimissioni di Cesare Geronzi da Generali. In questa situazione a ricoprire un ruolo fondamentale è un’altra fondazione, la Cassa di Risparmio di Torino di Fabrizio Palenzona, vicepresidente di Unicredit, che è poi primo azionista di Mediobanca, a sua volta primo azionista di Generali.

Quello stesso giorno, mercoledì 6 aprile, al ministero dell’Economia si ritrovano una decina di “fondatori”: Guzzetti, Paolo Biasi presidente di Cariverona, Angelo Benessia, presidente della Compagnia di San Paolo (primo azionista di Intesa), Gabriello Mancini, numero uno dell’ente che controlla il Monte dei Paschi di Siena.

L’incontro ha sancito quello che premeva a Giulio Tremonti: se le sette maggiori banche italiane dovessero trovarsi in difficoltà le Fondazioni garantiranno il loro aiuto in tempi rapidi. Una sorta di “patto di stabilità tra Fondazioni e ministero”, come lo definisce Saldutti.

E la funzione di stabilità si esercita non tanto con la soglia del 51 per cento, ma soprattutto con gli equilibri che gravitano intorno alla soglia del 30 per cento: è questo il pacchetto che le Fondazioni di Intesa possono garantire come nucleo. Ed è questa la soglia che Mediobanca potrebbe prendere in considerazione per un’eventuale revisione delle posizioni di alcuni soci.

Lo stesso 30 per cento fulcro di Generali, di cui il primo azionista Mediobanca detiene il 13,4 per cento, seguito, tra gli altri, da Cariplo, con l’1,6 per cento, e dalla Compagnia di Torino, con lo 0,6 per cento. La stessa Mediobanca vede pullulare tra i suoi azionisti le Fondazioni, che in tutto detengono il 10 per cento: Cariverona, Mps, Cassa di Bologna e Cariparo.