Foodora, il Tribunale respinge il ricorso dei rider: “Non sono dipendenti”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 aprile 2018 19:08 | Ultimo aggiornamento: 11 aprile 2018 19:11
I rider di Foodora in aula (foto Ansa)

I rider di Foodora in aula (foto Ansa)

TORINO – Il Tribunale del lavoro Torino ha respinto il ricorso dei sei lavoratori in bici di Foodora che avevano intentato una causa civile contro la società tedesca di food delivery (la consegna di cibo da ristorante a domicilio).

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I lavoratori avevano contestando l’interruzione improvvisa del rapporto di lavoro dopo le mobilitazioni del 2016 per ottenere un giusto trattamento economico e normativo.

Il Tribunale ha ritenuto che i rider sono collaboratori autonomi non legati da un rapporto di lavoro subordinato con l’azienda pertanto il ricorso non sussite. “Siamo soddisfatti – dice il legale dell’azienda di food delivery Giovanni Realmonte – ora aspettiamo di leggere le motivazioni del giudice”.

Dopo la lettura della sentenza, i fattorini presenti in aula sono rimasti in silenzio. A parlare è l’avvocato Sergio Bonetto. “Purtroppo oggi non è stata fatta giustizia, questo è il nostro Paese. Quello che colpisce di più è che un’azienda può mandare chiunque a lasciare pacchi senza alcuna tutela”. Aggiunge la collega Giulia Druetta: “Forse per cambiare le cose deve scapparci il morto. Sicuramente faremo appello. Questi contratti tolgono dignità ai lavoratori. E’ come se tutte le battaglie combattute negli ultimi ottant’anni non contassero più nulla”.

“Il rapporto che legava i rider all’azienda aveva le caratteristiche del lavoro subordinato, anche se loro erano inquadrati come collaboratori autonomi”, avevano denunciato i legali dei fattorini. Spiegando che i ragazzi dovevano essere reperibili in maniera costante e continuativa, indipendentemente dal meteo, e, tramite un’applicazione, erano monitorati, tracciati e valutati in ogni loro mossa. “Altro che applicazione! Era una sorta di braccialetto elettronicocon cui prendere punti per riuscire a mantenere il proprio posto in azienda”. “Al datore di lavoro non interessavano le esigenze o le condizioni di salute dei fattorini, che erano in una posizione di sudditanza anche psicologica”. In aula sono state lette numerose chat aziendali. C’è il caso di un fattorino a cui è stato negato di interrompere il turno nonostante avesse molto male alle gambe.

“Non c’è alcun rapporto di subordinazione. Da un lato manca l’obbligo di lavorare e dall’altro l’obbligo di far lavorare”. Così l’avvocato Ornella Girgenti, che con i colleghi Paolo Tosi e Giovanni Realmonte rappresenta Foodora

“Erano i rider a decidere quanto e quando dare disponibilità e l’azienda non si è mai vincolata a far lavorare. Non c’è scritto da nessuna parte che il rider deve offrire una disponibilità minima”, continua Girgenti. “Molti fattorini, all’ultimo, soprattutto nei giorni di pioggia in cui le richieste di consegne sono tantissime, rinunciavano ai turno, senza preoccuparsi di cercare un sostituto, senza scusarsi”. In merito alle chat, per l’avvocato “si trattava solo di esortazioni, molte volte fatte in modo scherzoso e con qualche faccina. Chi è stato sospeso dalla chat, e a noi risultano tre casi, ha utilizzato parolacce”.