Fornero: "Posto fisso non demonizzato. Serve più flessibilità"

Pubblicato il 4 Febbraio 2012 20:04 | Ultimo aggiornamento: 4 Febbraio 2012 20:07

ROMA – ''L'ambizione'' del governo e' ''fare politiche per il Paese e per il futuro del Paese'', guardando innanzitutto ai giovani. E il modello e' la ''capacita' di avere, nel sistema economico, una flessibilita' che sia buona''. Il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, torna a parlare della riforma del mercato del lavoro, alla vigilia di una settimana che vedra' un nuovo giro di tavoli, anche tra governo e parti sociali. Parla del leader della Cgil, Susanna Camusso:

''Non la considero affatto una mia avversaria''. Ma anche della Fiat e del suo amministratore delegato come di una Thatcher al maschile. ''Vorrei fare di tutto perche' la Fiat resti italiana e resti come realta' produttiva e non tenuta in piedi''. Marchionne? ''Thatcher potrebbe essere usato per lui piu' che per me. Soprattutto penso che usa metodi thatcheriani''.

Ospite dell'Intervista di Maria Latella su Sky Tg24, il ministro chiarisce: ''Non c'e' alcuna demonizzazione'' del posto fisso. Ma ''non e' probabilmente giusto'' neanche un legame ''a tutti i costi'' tra lavoratore e impresa. Un discorso in linea con quanto sostenuto dal premier Mario Monti, per cui occorre una protezione meno concentrata sul singolo posto di lavoro e piu' sul singolo lavoratore. In cui rientra il capitolo tutele e ammortizzatori sociali.

La parola d'ordine, insiste Fornero, e' flessibilita'. Anche in uscita. ''Si parla troppo di articolo 18'', premette Fornero. All'incontro con le parti sociali, ricorda, ''mi sono presentata non con un documento che – dice – ha un aspetto impegnativo ma con degli appunti, di molte pagine. Ne abbiamo lungamente parlato e quello che puo' toccare l'articolo 18 e' il tema della flessibilita' in uscita. Non e' probabilmente giusto legare un lavoratore all'impresa in tutte le circostanze. Pero' la flessibilita' in uscita puo' voler dire che ci sono circostanze nelle quali non e' forse la soluzione ottimale neppure per il lavoratore cercare di tenerlo sempre stretto all'impresa, a tutti i costi. L'importante e' che chi perde un posto di lavoro sia aiutato anche dalla stessa impresa che magari l'ha licenziato a trovare subito, rapidamente un altro posto. Questa e' eventualmente la flessibilita' buona''.

Ovviamente, sottolinea, ''nessuno, mai, potrà licenziare per motivi di discriminazione: questo è inaccettabile in qualunque Paese civile. E quindi deve essere inaccettabile anche in Italia che e' un Paese civile''. ''Dobbiamo sforzarci, in tutti gli ambiti dell'economia, di avere flessibilita' buona'', strada su cui si muovono le liberalizzazioni. ''Abbiamo imparato che la flessibilita' cattiva si traduce in precarieta''.

Il posto fisso ''rimane un'importante aspirazione per molti'', sottolinea Fornero. "Se non la possiamo realizzare appieno per tutti, l'importante è che chi sperimenta, chi accetta la flessibilità non ne paghi i costi". E infatti, sostiene il ministro, ''se un datore di lavoro trova che la flessibilità è un elemento positivo per ragioni organizzative, per modalità produttive la deve pagare di piu''.

Il ministro ribadisce che il dialogo e' aperto e sgombera il campo da equivoci: Susanna Camusso ''non la considero affatto una mia avversaria. La considero una persona con un ruolo importantissimo, rappresenta molti lavoratori italiani''. E di aver detto ai leader dei sindacati e di Confindustria. ''Dobbiamo partire dai problemi, siamo qui per discutere e dialogare, possiamo cercare delle soluzioni''. Ma ribadisce che la riforma va fatta, comunque: ''Questo governo e' tecnico, non ha parti della società italiana che vuole favorire o partiti cui e' particolarmente legato. Si dialoga, pero' questo governo ha l'ambizione di fare politiche per il Paese, per il futuro del Paese. Può essere un'ambizione eccessiva'' ma e' questa. Il 2012 e' ''un anno di recessione''.

''Abbiamo bisogno di industria in questo Paese. Abbiamo perso gia' molti settori. Il manifatturiero si e' fortemente ridotto''. Vogliamo evitare che nostre imprese si trasferiscano'' dove il lavoro costa poco. Unico modo e' dare una ''prospettiva''. E difende ancora una volta la riforma delle pensioni: ''Ha allontanare l'Italia dal baratro'' e va incontro anche alle generazioni future, su cui "c'era un peso gravoso''.

E assicura: ''Sono determinata, piu' che dura'', la responsabilita' ''la sento sempre, molto'' come ministro del Lavoro e come ''docente'' che ''e' sempre stato ed e' ancora il mio lavoro''.