E se Francoforte smettesse di sostenere i titoli italiani?

Pubblicato il 3 Settembre 2011 15:36 | Ultimo aggiornamento: 3 Settembre 2011 15:36

FRANCOFORTE – Malgrado anche ieri la Banca centrale europea abbia sostenuto il mercato acquistando bond italiani, il sollievo è stato solo temporaneo. Lo spread fra i titoli di stato italiani decennali e i bund tedeschi ha infatti ripreso ad aumentare, con un rendimento del 5,25.

A pesare sui btp è stata soprattutto la continua incertezza sulla manovra correttiva dei conti pubblici italiani. Un articolo del 3 settembre a firma Marika De Feo e apparso sul Corriere,  spiega che, secondo ambienti molto vicini alla Bce, i continui rifacimenti della manovra italiana fanno perdere la fiducia dei mercati spingendo la Banca centrale europea a chiedersi se vale ancora la pena intervenire in favore dei bond italiani.

I ritocchi alla manovra sembrano avere insomma un effetto di “spartiacque”, fra le posizioni sostenute dai banchieri centrali europei prima e dopo i cambiamenti apportati alla manovra. Il primo segnale di un cambiamento verso la politica degli acquisti di bond il presidente della Bce Jean-Claude Trichet l’aveva dato al Parlamento europeo lunedì scorso. Avvisando l’Italia che “gli acquisti di titoli pubblici sul mercato secondario non possono essere utilizzati per aggirare il principio fondamentale della disciplina di bilancio”.

Spiega l’articolo del Corriere che il banchiere francese ha fatto capire che i titoli di stato italiani possano essere sostenuti  “temporanealmente” esortando l’Italia a “rispettare gli impegni” e a fare “le riforme per crescere”.

Molto critico, da Alpbach anche il governatore austriaco Ewald Nowotny. Il quale si è detto “molto preoccupato” per i continui cambiamenti alla manovra italiana. Tanto più che per il docente di economia monetaria è del tutto chiaro che la Bce ha iniziato a comprare titoli di Stato italiani sul secondario “sulla base della lettera” inviata al governo italiano, nella quale sono state espresse speranze e aspettative di riforme.

Fra le voci critiche, aggiunge l’articolo del Corriere,  in questi giorni è tornato alla carica il capo della Bundesbank, Jens Weidmann. L’ex consulente della cancelliera Angela Merkel finora si è mostrato molto più diplomatico e flessibile del suo predecessore Axel Weber. Ciò non toglie che abbia opposto resistenze alla ripresa dell’acquisto di bond italiani e spagnoli, quattro settimane fa. Quando probabilmente, se fosse stato per Weidmann, i rendimenti dei decennali italiani avrebbero potuto anche rimanere al 6-7%, senza gli interventi della Bce.