Ft: “Fiat a Londra paga meno tasse, Italia perde 500 mln”. Torino: “Falso”

Pubblicato il 22 Maggio 2013 18:00 | Ultimo aggiornamento: 22 Maggio 2013 18:01
Ft: "Fiat a Londra paga meno tasse, Italia perde 500 mln". Torino: "Non è vero"

Ft: “Fiat a Londra paga meno tasse, Italia perde 500 mln”. Torino: “Non è vero”

TORINO – Secondo il Financial Times, Fiat Industrial, la società del gruppo di Torino che produce veicoli industriali vorrebbe trasferire la sua residenza fiscale in Gran Bretagna per pagare meno tasse. Secondo il quotidiano britannico la nuova compagnia che nascerà dalla fusione di Fiat Industrial con l’olandese Cnh, sarà quotata a Wall Street, e la sua sede fiscale dovrebbe essere collocata a Londra. “Sarebbe – scrive il Ft – l’ultimo colpo all’Italia, dove il nuovo governo di coalizione di Enrico Letta sta cercando di arrestare il deflusso di investimenti” dopo quasi due anni di recessione.

Ma dal Lingotto si affrettano a smentire: “L’affermazione che l’Italia perderebbe più di 500 milioni di tasse è assolutamente falsa”.

“Articoli usciti sui media e dichiarazioni di alcuni politici e sindacalisti italiani – si legge in una nota del gruppo Fiat – possono aver ingenerato l’idea che, dopo la fusione delle attività di Fiat Industrial e di Cnh, il domicilio fiscale della nuova società sarà trasferito dall’Italia alla Gran Bretagna, con notevole danno per il fisco del nostro Paese. Si tratta di dichiarazioni e valutazioni completamente false. Bisognerebbe infatti ricordare che da molti anni Cnh Global Nv ha la sede legale in Olanda. In Italia invece, come negli altri paesi, hanno sede le società nazionali che svolgono attività in ogni singola nazione e che continueranno a pagare le tasse dove operano. L’affermazione che l’Italia perderebbe più di 500 milioni di tasse è quindi assolutamente falsa”.

Al Lingotto non sono piaciuti i conti in tasca fatti dal quotidiano britannico. “Il Regno Unito – ricorda il Financial Times – negli ultimi anni ha nettamente tagliato l’aliquota della corporate tax, portandola dal 30% del 2007 all’attuale 23,25%. Nel 2015 scenderà al 20%. Inoltre, dall’inizio del 2012 ha ammorbidito le regole fiscali sulle aziende straniere. In Italia, al contrario, l’aliquota fiscale si aggira intorno al 31,4%, un livello che i leader industriali italiani considerano punitivo, con le difficoltà a crescere mentre i consumi sono in calo e l’economia ristagna”.

Il gruppo ha pagato al fisco italiano 564 milioni di euro. Il total tax rate, cioè la somma di tutte le aliquote fiscali pagate dall’impresa sull’utile, è del 37,9 per cento. Se dunque dovesse collocare la propria residenza altrove quei soldi verrebbero sottratti al Fisco italiano.

Ma le cifre riportate dai media, secondo Fiat, non sono veritiere: “Questa cifra – si legge ancora nella nota del Lingotto – deriva dal consolidamento delle tasse di ogni singola azienda del Gruppo in conformità con le leggi locali. In particolare, il 46% è di competenza delle società operanti in Nord America, l’11% di quelle in America Latina, il 27% di quelle in Europa, di cui solo il 5% di quelle in Italia”.

”La nuova società, che deriverà dalla fusione – sottolinea la nota – ha scelto il proprio domicilio fiscale in conformità con tutte le normative vigenti ed ha richiesto in merito il parere delle autorità competenti dei Paesi Bassi e del Regno Unito e si atterrà alle loro decisioni. I motivi della scelta della nuova sede legale sono in linea con gli obiettivi principali dell’operazione: la creazione di un gruppo globale nel settore del capital goods, capace di attrarre investitori internazionali. Dopo aver esaminato i vari trattati bilaterali contro la doppia imposizione il Gruppo ritiene che il domicilio fiscale nel Regno Unito metterebbe gli azionisti della futura nuova società sullo stesso livello degli azionisti dei suoi maggiori concorrenti”.