G20, Draghi: due le sfide, mega banche e finanza ombra

Pubblicato il 17 Febbraio 2011 23:17 | Ultimo aggiornamento: 18 Febbraio 2011 10:18

Mario Draghi, presidente della Banca d'Italia

PARIGI – Quattro punti ufficiali in agenda e qualche novità come il problema del sistema bancario ombra, fonte di potenziali nuovi rischi. Il G20 Finanza che si apre ufficialmente domani a Parigi in serata per entrare nel vivo sabato, il primo sotto la presidenza francese, prova a trovare un iniziale consenso e a portare avanti il lavoro svolto in autunno in Corea.

L’avvio ai lavori parte informalmente con una cena che viene aperta dal ministro francese delle Finanze, Christine Lagarde e dall’attuale presidente Bce Jean Claude Trichet e chiusa dal governatore della Banca d’Italia e presidente Fsb Mario Draghi che cita proprio il ”numero uno” della banca centrale europea. ”Le nostre società democratiche non possono accettare un’altra crisi finanziaria”, dice il governatore su cui sono puntati gli occhi proprio in vista della successione alla Bce.

E poi, dopo un omaggio all’ex presidente della Bundesbank, Hans Tietmeyer, aggiunge. ”Il denaro dei contribuenti – ha aggiunto Draghi – in futuro non dovrà essere utilizzato in caso di crisi”. ”Le due sfide – spiega poi – sono: la ricerca di una soluzione per risolvere le questioni legate alle banche troppo grandi per fallire e soluzioni per regolamentare lo shadow banking system”. Poco prima era stato diffuso un suo intervento, pubblicato sulla newsletter del think tank Eurofi, che ospitava la cena, nella quale Draghi ha ricordato come ”la crisi ha reso necessario aiutare le banche troppo grandi per essere lasciate fallire (‘too big to fail’), ma ciò ”ha rinforzato l’azzardo morale in modo molto significativo”.

Ora occorre dotare le giurisdizioni di meccanismi attraverso cui ”ogni istituzione finanziaria possa passare attraverso un fallimento gestito senza danneggiare la stabilità finanziaria e senza sostegno dei contribuenti”. Gli ‘aiuti, che sono stati ”necessari’ hanno anche fornito ”un sussidio alla leva finanziaria e ai rischi delle compagnie piu’ grandi”. La serata era stata aperta da Trichet che aveva spiegato come il boom dei fondi speculativi (Hedge Funds) le cui masse amministrate sono balzate dai 100 miliardi di dollari dei primi anni novanta a 3.000 miliardi di dollari del 2007 è qualcosa che ”dobbiamo ancora capire interamente”, così come le sue implicazioni sulla crisi finanziaria.

Al G20 lavori dei rappresentanti delle maggiori potenze mondiali si incentreranno cosi’ sugli squilibri globali, alla base della crisi, sulla riforma del sistema monetario internazionale e i flussi di capitale, sulle materie prime e sulla riforma della regolamentazione internazionale. Punti cui si affiancheranno pero’ alcune ‘novità come il problema del debito eccessivo degli stati, posto dal Fondo Monetario e che potrebbe mettere a rischio la ripresa e il sistema bancario ombra, una realtà da alcuni stimata oramai pari a quella del comparto tradizionale e fonte di pericolosi rischi per il futuro.

Le ambizioni della Francia di arrivare a un accordo entro il proprio mandato su questi punti appaiono tuttavia piuttosto ridimensionate e la stessa Parigi ha frenato dicendosi fiduciosa su un accordo possibile in questo vertice solo sulla lista degli indicatori (e non sul loro termine quantitativo) da utilizzare per esaminare se un paese compie o meno delle azioni, quali ad esempio la manipolazione del tasso di cambio, destinate ad alimentare gli squilibri globali. L’opposizione unita di Cina e Germania (con connotati peraltro assai diversi fra loro) sui surplus, del Brasile sulla regolamentazione del mercato delle materie prime e ancora della Cina sui cambi, rischiano infatti di creare una impasse dell’organismo che ragiona in termini di unanimità.

Da segnalare comunque che le alleanze sono a “geometria variabile” con i paesi emergenti, Stati Uniti e anche i singoli paesi europei che volta per volta trovano uno o piu’ partner per la difesa dei propri interessi. Per questo, ragionano diverse fonti delle delegazioni, si arriverà a un accordo di base. ”La bocciatura della proposta americana – spiega una fonte – ad autunno di un tetto del 4% al surplus è servita comunque a porre il tema e a costruire un primo schema di indicatori”. Anche sulla riforma del sistema monetario ”la strada è ancora lunga” mentre dove si prevedono dei passi avanti è sul tema della regolamentazione del comparto finanziario. Su questo incombe tuttavia il problema del sistema bancario ombra,che sfugge a ogni controllo e che proprio da una piu’ stringente vigilanza e regolamentazione del sistema ‘in chiaro’ potrebbe addirittura trarre benefici.