G20 verso il via libera alla ricetta Draghi. Giallo su una lista delle banche a rischio

Pubblicato il 10 Novembre 2010 18:48 | Ultimo aggiornamento: 10 Novembre 2010 18:58

Il G20 a Seul si appresta a dare il via libera al piano Draghi per rafforzare le regole che governano il sistema finanziario internazionale. Una ricetta messa a punto dal Financial stability board (Fsb) (presieduto dal governatore di Bankitalia) che punta soprattutto ad accrescere la capacità di resistenza delle grandi banche. Quelle troppo grandi per fallire (‘too big to fail’) senza creare danni gravissimi in tutto il mondo. Ma è giallo sull’esistenza di una presunta lista in cui sarebbe indicata una ventina di gruppi ritenuti maggiormente a rischio sistemico, quelli che potrebbero causare shock alla Lehman Brothers, e che dovrebbero essere obbligati ad assicurare requisiti di capitale ancor piu’ elevati di quelli stabiliti dall’accordo di Basilea III.

Il Financial Times giura che il G20 è pronto a pubblicare l’elenco, lanciando a tutte le autorità di vigilanza un forte invito a monitorare più attentamente lo stato di salute di queste banche. In un’altra lista, invece, ci sarebbero i nomi delle grandi banche che non destano preoccupazioni di carattere globale. Ma da fonti dell’Fsb arriva una secca smentita: nessuna doppia lista, nessuna divisione tra banche di seria A e banche di serie B, ma solo raccomandazioni per far sì che siano rafforzate le regole. Regole – affermano sempre all’Fsb – che dovranno valere per tutti i principali gruppi internazionali.

Il prestigioso quotidiano della City indica i nomi dei gruppi inseriti nella fantomatica lista: una banca tedesca (Deutsche Bank), alcune banche statunitensi (Bank of America-Merrill Lynch, Citigroup, Goldman Sachs, JPMorgan Chase, Morgan Stanley), alcune britanniche (Barclays, HSBC, Royal Bank of Scotland, Standard Chartered), una canadese (RBC), due spagnole (Santander, BBVA), alcune banche francesi (BNP Paribas, Societe’ Generale), due italiane (Banca Intesa, UniCredit), alcune giapponesi (Mitsubishi UFJ, Mizuho, Nomura, Sumitomo Mitsui), una olandese (ING) e alcune svizzere (Credit Suisse, UBS). Ma l’elenco – scrive il Financial Times – e’ ancora suscettibile di variazioni. Per il Financial stability board in realta’ si tratta della lista che fu stilata nel 2008, allo scoppiare della crisi finanziaria, di quelle banche che necessitavano per la loro dimensione trasnazionale di una vigilanza fatta con collegi di supervisori internazionali. Niente di piu’. A spiegare tutto, comunque, sara’ probabilmente lo stesso Draghi, che al suo arrivo a Seul parteciperà alla cena inaugurale del G20, in cui i Grandi della Terra faranno anche il consueto punto sulla situazone della stabilità  finanziaria globale. Probabile, quindi, un suo intervento nella giornata di venerdì , per spiegare ancora una volta la ricetta dell’Fsb: che non riguarda solo le banche ‘too big to fail’ – per controllare le quali si chiedono piu’ poteri per le autorità di vigilanza – ma anche le agenzie di rating e i prodotti finanziari piu’ rischiosi, come i derivati negoziati sui cosiddetti mercati ‘over the counter’, cioè fuori dai circuiti ufficiali regolamentati.