Gas, Turchia crocevia degli accordi energetici tra Europa e Russia

Pubblicato il 22 Ottobre 2009 18:04 | Ultimo aggiornamento: 22 Ottobre 2009 18:28
putin_erdogan_berlusconi

Putin, Erdogan e Berlusconi

La rivalità per la realizzazione dei nuovi gasdotti tra Russia ed Europa ha riacceso i riflettori sulla Turchia che sino ad oggi si è mossa abilmente partecipando sia al progetto europeo del gasdotto Nabucco sia a quello Eni/Gazprom per South Stream. Questa politica – solo in apparenza ambigua – rappresenta il progetto geopolitico del governo di Ankara che tende a sfruttare la propria centralità sulla questione dell’energia per ritagliarsi una posizione di rilevante baricentro politico regionale, al crocevia tra Europa, Asia e Medio Oriente.

La stessa Turchia è un Paese molto dipendente sul piano dell’energia tant’è che oltre il 60% delle sue importazioni energetiche viene dall’estero e il 30% di quelle petrolifere dalla Russia. E questo spiega gli ottimi rapporti tra Ankara e Mosca. Ma il governo turco – come dimostrano la tele-conferenza odierna tra il premier turco Tayyp Erdogan con Silvio Berlusconi e Vladimir Putin e ancor di più la visita di Putin ad Ankara lo scorso 6 agosto per la firma di un accordo di cooperazione per la costruzione del gasdotto South Stream – sta prendendo in considerazione nuove vie di approvvigionamento.

Si tratta di una politica energetica che si sviluppa su più fronti a salvaguardia degli interessi nazionali, ma che è anche in sintonia con le esigenze di diversificazione dell’Ue e con la mai celata volontà degli Usa di contrastare il monopolio russo del mercato energetico, anche attraverso gasdotti come l’Itgi (Interconnettore Italia/Edison-Grecia-Turchia), in parte già operativo, e il Nabucco, ancora in fase di progettazione.

È per questo motivo che la Turchia, nei negoziati sui molti progetti che si stanno delineando, tende sempre di più a rivendicare per sé un ruolo di “hub” energetico e non solo di snodo di transito, puntando a commercializzare anche sul mercato interno una parte del petrolio e del gas che passano sul proprio territorio. Un’aspirazione del tutto legittima, ma che – secondo esperti occidentali del settore – sta già creando non pochi problemi alla conclusione di alcuni accordi tesi alla definizione dei prezzi del gas con i paesi produttori.

Stando alle più recenti proiezioni demografiche, fra 20 anni la Turchia (che ha oggi 72 milioni di abitanti) dovrebbe raggiungere una popolazione di circa 90 milioni con un aumento della domanda energetica pari al 7% annuo. È quindi necessario per il Paese, privo di risorse energetiche, dotarsi di una rete di approvvigionamenti sicura e, soprattutto, affidabile.