Generali alza il velo su Ppf, Geronzi: “Non intervengo”

Pubblicato il 23 Marzo 2011 0:58 | Ultimo aggiornamento: 23 Marzo 2011 1:04

MILANO – Generali alza il velo sull’opzione in mano al socio ceco Petr Kellner e, dopo il caso sollevato dalle dichiarazioni del vice presidente Vincent Bollorè, rivela che potenzialmente l’acquisto nel 2014 del 49% della joint venture nell’Europa dell’Est con Ppf potrebbe valere tra i 2,5 e i 3 miliardi di euro.

Il presidente Cesare Geronzi ha intanto risposto al capoazienda Giovanni Perissinotto di non voler deflettere dalla linea già espressa nella risposta ai tre consiglieri indipendenti e, in sostanza, di ritenere di non dover intervenire. Dopo gli ultimi sviluppi in Generali con una singolare serie di prese di posizione tra vari esponenti del Cda, in reazione all’intervista di Bollorè sabato, alcune voci danno per probabile la richiesta di convocazione di un Cda straordinario da parte di alcuni consiglieri. Per ora il prossimo appuntamento del Leone in agenda è un comitato esecutivo il 6 aprile.

Per un consiglio di amministrazione si dovrebbe invece aspettare fino a dopo l’assemblea degli azionisti del 30 aprile, ma sembra improbabile che si debba arrivare fino ad allora per un chiarimento, tanto piu’ che da un eventuale giro d’orizzonti all’esecutivo sarebbero esclusi, ad esempio, anche gli indipendenti di Assogestioni o Diego Della Valle che non ne fanno parte. Tornando a Geronzi, il group ceo Perissinotto gli aveva chiesto un intervento per mettere ordine e ristabilire il rispetto delle regole in modo che non ci siano notizie contraddittorie e potenzialmente lesive degli interessi della compagnia.

La nuova risposta del presidente ricalca però quella già inviata ai consiglieri di Assogestioni nel Cda, Cesare Calari, Carlo Carraro e Paola Sapienza. I tre, dopo l’intervista di Bollorè, hanno avevano chiesto un intervento chiarificatore di Geronzi e questi aveva risposto loro di non voler entrare nel merito e di voler lasciare a chi parla la responsabilità di ciò che dice. Uguale, nella sostanza, la risposta a Perissinotto che si è limitata a rinviare a quella già data agli indipendenti. La vicenda dell’opzione Ppf sollevata da Bollorè sembra intanto farsi piu’ chiara.

Come era filtrato dai tre indipendenti il valore secco di 3 miliardi indicato da Bollorè sembrerebbe fuorviante: da un lato omette che si tratta del massimo in una forchetta tra i 2,5 e i 3 miliardi, dall’altro non considera che nelle previsioni finanziarie su cash flow e riserve tecniche la compagnia ne avrebbe già tenuto conto e che si tratta di una voce che comunque non crea debito. ”L’impegno di Generali rappresenta potenzialmente 3 miliardi di euro per uscire”, aveva detto Bollorè. Il valore dell’opzione che potrebbe scattare nel 2014, in realta’, piu’ che ad un’uscita porterebbe il Leone all’intero controllo di un’attivita’ che garantisce oltre 4 miliardi di premi in un’area che e’ il quarto maggior mercato del gruppo (qui Generali ha visto nel 2010 una crescita del 5,6% del Vita a 1,7 miliardi e del 2% nei Danni con premi oltre i 2 miliardi).

La stessa autorita’ di vigilanza, l’Isvap, intervenuta per chiedere dei chiarimenti sui rapporti con Ppf, non avrebbe del resto chiesto di contabilizzare l’opzione, limitandosi ad auspicare l’inserimento dell’operazione ai fini della trasparenza. Gli amministratori delegati delle Generali, Perissinotto e Sergio Balbinot, e’ emerso intanto oggi, hanno ricevuto nel 2010 bonus e altri incentivi per 1,57 milioni a testa. Se si comprendono gli emolumenti per 1,8 milioni incassati dai due top manager, il compenso totale di Perissinotto e’ stato di 3,4 milioni. Per Balbinot, che ha percepito 156 mila euro per le cariche ricoperte nelle societa’ estere del gruppo, lo stipendio complessivo e’ stato di 3,5 milioni. Il presidente Geronzi ha guadagnato nel complesso 2,3 milioni di euro.