George Soros investirà, a sorpresa, nelle banche italiane e scommette sull’euro

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 febbraio 2014 12:19 | Ultimo aggiornamento: 25 febbraio 2014 12:33
George Soros investirà nelle banche italiane e scommette sull'euro (e su Renzi)

George Soros investirà nelle banche italiane e scommette sull’euro (e su Renzi)

ROMA – Finanziere d’assalto e affossatore di valute, le mosse di George Soros destano sempre qualche preoccupazione: stavolta, però, il raider di Borsa di origini ungheresi scommette nel ribasso dei titoli di Wall Street (l’indice Standard’s & Poor calerà) e prende in  considerazione investimenti ingenti in Europa e in particolare in Italia. Finora s’era sempre tenuto lontano dalla nostra economia (a parte la famosa vendita allo scoperto di 10 mld di sterline che a catena provocò la caduta della divisa britannica e la svalutazione del 30% della lire nel ’92).

Intervistato da Spiegel in questi giorni ha dichiarato di credere nell’euro. “Il mio team di investimenti sta cercando di trovare il modo di fare un po’ di soldi in Europa, ad esempio investendo nelle banche che hanno rapidamente bisogno di capitale” ha detto,  e il riferimento alle banche italiane è implicito, collimando esattamente la sua analisi con quella dell’ormai ex ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni. Gli istituti di credito italiani dovranno a breve uniformarsi alle regole imposte dalla Bce e e dunque provvedere a ricapitalizzarsi per far ordine nei bilanci, gravati da una montagna di prestiti in sofferenza (cioè crediti di fatto inesigibili che drogano gli attivi). Le stime parlano di 3,4 miliardi di crediti deteriorati.

Lo stesso team finanziario di Soros è stato avvistato a Roma: c’è la novità Renzi da osservare da vicino, con la speranza che “demolition man” come lo chiama il Financial Times porti davvero la stabilità politica e le riforme che servono alla crescita (e agli affari). Con le banche a caccia di capitali l’investimento in Italia è un affare sicuro. Il quotidiano La Stampa ci ricorda gli impegni  cui devono far fronte i gruppi bancari italiani:

Mps lo dovrà fare per tre miliardi di euro, Carige per 800 milioni, Banco Popolare ha in cantiere un rafforzamento pari ad 1,5 miliardi, Bpm per 500 milioni. Ma pochi giorni fa – era il 3 febbraio – il governatore della Banca d’Italia Visco ha lasciato intendere che la questione potrebbe investire molte più banche, soprattutto dopo aver fatto chiarezza sui cosiddetti «crediti deteriorati» che dovranno emergere dai test. Basti citare il caso di Intesa Sanpaolo, che nelle stesse ore ha ipotizzato la creazione di una «bad bank» nella quale far confluire 55 miliardi di quelle sofferenze. (Alessandro Barbera, La Stampa)