Merkel gela i sogni Ue: salari su… ma solo a casa sua

Pubblicato il 11 Maggio 2012 18:25 | Ultimo aggiornamento: 11 Maggio 2012 19:00

Angela Merkel (Lapresse)

ROMA – La Germania sembra attenuare le sue resistenze alle politiche di austerity: ha aperto alla possibilità di aumentare l’inflazione incrementando i salari, favorendo quindi l’import e aiutando i Paesi europei in difficoltà. Ma la sua decisione finirà con il danneggiare, invece di aiutare, gli altri Paesi europei. La Merkel quindi apre all’aumento dei salari… ma la sua mossa farà sì che gli stipendi aumenteranno solo in Germania. Quindi cosa ci otteniamo noi? Forse un anno di ritardo sul fiscal compact, ma Manuel Barroso su questo punto sembra aver già chiuso ogni tipo di trattativa.

Apparentemente e sul breve periodo il leggero aumento dell’inflazione tedesca, il conseguente aumento dell’import di prodotti degli altri Paesi europei e quindi della loro competitività sarà una boccata d’ossigeno per l’economia del nostro continente. Ma, sul medio e lungo periodo, sarà un nuovo problema per la zona Euro la cui inflazione, oggi al 2,6%, deve rimanere stabile intorno alla soglia del 2%, obiettivo della Banca centrale europea. L’aumento dell’inflazione tedesca (che al momento è la più bassa e quindi anche quella che traina a ribasso la media dell’inflazione dell’eurozona) non farà altro, sul lungo periodo, che costingere gli altri Paesi, anche quelli in difficoltà, a ridurre la propria inflazione, per far “spazio” a quella tedesca e permettere alla media europea di rimanere intorno al 2%. Succederà quindi che la Merkel

L’apertura tedesca è arrivata per bocca del ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble che ha detto: “La Germania può permettersi un’inflazione fino al 3%”. La Bundesbank, la banca centrale che fa della lotta a ogni sintomo di inflazione il suo credo, ha inoltre riconosciuto davanti al Parlamento europeo che nel prossimo futuro l’inflazione in Germania potrebbe risultare superiore alla media dell’eurozona, se gli altri Paesi adotteranno le necessarie riforme strutturali, in una inversione di quanto avvenuto negli ultimi anni. L’inflazione tedesca nel mese di aprile è stata del 2% (del 2,1% secondo la lettura definitiva), la media dell’eurozona del 2,6%, sopra l’obiettivo della Banca centrale europea di tenerla sotto, ma vicina, al 2%.

Una decisione che risponde anche alle rivendicazioni del potente sindacato dei metalmeccanici, Ig Metall, che rappresenta oltre 3 milioni e mezzo di lavratori. L’Ig Metall ha chiesto aumenti del 6,5% per quest’anno, oltre a una serie di misure a favore dei lavoratori a tempo parziale e degli apprendisti. L’associazione delle imprese del settore ha controproposto il 3%, che, sostiene la Gesamtmetall, rappresenta pur sempre un aumento in termini reali, dato che l’inflazione in Germania è di poco superiore al 2%.