Geronzi: “Mediobanca non si fonderà né con Generali né con Unicredit”

Pubblicato il 24 Settembre 2010 10:42 | Ultimo aggiornamento: 24 Settembre 2010 10:43

Cesare Geronzi

Una fusione tra Mediobanca e Generali è impensabile. Lo dice, in un’intervista al Corriere della Sera, lo stesso presidente del Leone di Trieste, già numero uno di Piazzetta Cuccia. A sostenere l’irrealizzabilità di quest’ipotesi sono stati ieri anche l’amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Nagel, e l’azionista Vincent Bolloré.

Geronzi giustifica l’impossibilità di una fusione con la mancanza di “presupposti istituzionali, strategici e funzionali. E’ opportuno il mantenimento della specializzazione di Mediobanca”, sostiene il suo presidente. “Mediobanca e Generali fanno mestieri diversi. Una loro unione non ha senso industriale”. Per Geronzi, insomma, sarebbe senza senso, “controcorrente”, un agglomerato bancario-assicurativo. “Oggi, rimarca Geronzi, la via è semmai quella di perseguire e rafforzare il core business, coltivare le propei specializzazioni”.

E’ “fantascientifica” anche l’idea di un’aggregazione con Unicredit: l’uscita di Alessandro Profumo dal gruppo non provocherà nessun cambiamento nelle relazioni tra Piazza Cordusio e Mediobanca e Generali. ”Il presidente di Unicredit, Dieter Rampl, è ben noto e conosciuto. In Mediobanca è presente e ha collaborato ogniqualvolta con partecipazione intelligente a modifiche strutturali”.

Quanto invece alla governance di Generali, Geronzi sottolinea che ”c’è una volontà condivisa di stringere sui processi organizzativi e decisionali”. “Negli ultimi tre anni sotto il profilo della governance c’è stato un certo rallentamento dovuto a una diversa visione della precedente presidenza. Oggi c’è la volontà condivisa di sostenere il consiglio con il lavoro dei comitati esecutivi”.

Il numero uno di piazzetta Cuccia entra anche nel merito dei rapporti tra banche e politica: “Spero si metta una pietra sopra alla fantasiosa idea che io sia un manovratore, un banchiere-politico. Tutti i banchieri, per il mestiere che svolgono, fanno scelte che sono altamente politiche”. Basta “indugiare in polemiche”: “Oggi dovremmo tutti assumere un atteggiamento propulsivo. Dovremmo pensare al ruolo che ile banche possono svolgere per contribuire allo sviluppo nella stabilità  e rafforzare il sistema nella crescita”.