Gianluigi Gabetti è morto. Addio al manager e consigliere della famiglia Agnelli

di redazione Blitz
Pubblicato il 14 maggio 2019 10:20 | Ultimo aggiornamento: 14 maggio 2019 10:28
Gianluigi Gabetti è morto. Addio al manager e consigliere della famiglia Agnelli

Gianluigi Gabetti è morto. Addio al manager e consigliere della famiglia Agnelli (Foto Ansa)

TORINO  –  E’ morto Gianluigi Gabetti, manager e consigliere della famiglia Agnelli. Aveva 94 anni. Il dirigente torinese si è spento nella notte a Milano. 

I funerali si svolgeranno in forma privata, mentre a breve sarà resa nota la data della messa di Trigesima pubblica, che si svolgerà presso la chiesa della Consolata di Torino. 

Nato a Torino il 29 agosto del 1924, Gabetti si era laureato in legge nel capoluogo piemontese e aveva iniziato la propria carriera alla Banca Commerciale Italiana, di cui nel 1955 era diventato vicedirettore della sede di Torino. Per dieci anni aveva ricoperto quella carica, per poi passare all’attività d’azienda, nell’Olivetti. 

Nel 1971, quando era a New York per risanare la Olivetti Corporation of America in qualità di presidente, avvenne l’incontro con Gianni Agnelli, che gli offrì di tornare in Italia come direttore generale dell’Ifi, la holding finanziaria della famiglia. Gabetti accettò e un anno più tardi era amministratore delegato, carica che avviava il lungo sodalizio con la Fiat, di cui sarebbe stato anche vicepresidente dal 1993 al 1999.

Negli anni all’Ifi e all’Ifint Gabetti fu il regista di operazioni di grande rilevanza. Con Enrico Cuccia, nel dicembre del ’76, concluse l’accordo che portò i libici della Libyan Arab Foreign Investment Co (Lafico) a sottoscrivere un aumento di capitale della Fiat.

Dieci anni dopo, nel settembre 1986, riacquistò tramite Ifil 90 milioni di azioni Fiat ordinarie dalla Lafico, con un esborso di circa 1 miliardo di dollari, portando a poco meno del 40% la partecipazione di Gruppo al capitale ordinario Fiat.

A metà degli anni ’90 Gabetti lasciò l’Italia per dedicarsi ad investimenti internazionali attraverso l’Exor (ex Ifint) con sede a Ginevra. Lasciate le cariche per limiti di età e ritiratosi a Ginevra nel 1999, era rientrato dopo poco a Torino a causa della malattia dell’Avvocato Agnelli per essergli vicino e aiutare la famiglia nella logistica delle cure in Italia e all’estero.

Alla morte dell’Avvocato, Umberto Agnelli diventa presidente della Fiat e chiede a Gabetti di tornare in servizio affidandogli la presidenza dell’Ifil. Gabetti si occupa del riassetto del Gruppo nel 2003 e dell’aumento di capitale a cascata di Ga, Ifi, Ifil e Fiat.

Nel 2004 muore Umberto Agnelli e Gabetti diventa presidente della Giovanni Agnelli e C. Sapaz, presidente dell’Ifi e dell’Ifil diventando il punto di riferimento della famiglia. Quando Giuseppe Morchio si propone per diventare presidente di Fiat, in un week-end Gabetti, dopo un consulto con le sorelle dell’Avvocato e la famiglia Agnelli, trova la soluzione per il vertice della Fiat: Luca Cordero di Montezemolo presidente.

Poche ore dopo, John Elkann incontra a Ginevra Sergio Marchionne (all’epoca a.d. di Sgs) e gli propone di diventare a.d.: il primo giugno Marchionne diventa amministratore delegato della Fiat. Nel 2005 dà mandato all’avvocato Franzo Grande Stevens di studiare una soluzione che permetta alla famiglia Agnelli di mantenere il controllo sulla Fiat. Viene approfondita quella della conversione in azioni dell’equity swap sottoscritto nella primavera del 2005 da Exor, quanto il valore dei titoli Fiat aveva raggiunto valori particolarmente bassi (sotto il valore nominale, pari a 5euro). Nell’aprile del 2007 John Elkann, l’erede designato dall’Avvocato, gli succede alla presidenza dell’Ifi. (Fonte: Ansa)