Gioco d’azzardo e affari, la Deutsche Bank investe a Las Vegas: ma il flop è dietro l’angolo

Pubblicato il 24 Aprile 2011 8:19 | Ultimo aggiornamento: 24 Aprile 2011 9:36

Una delle sale del Cosmopolitan a Las Vegas

LAS VEGAS – A Las Vegas, nella città più edonistica dell’Occidente, dove svettano copie di palazzi italiani rinascimentali accanto a finte piramidi scintillanti, il gioco è da sempre la principale fonte di guadagni. Una “macchina da soldi” che ha da sempre attirato le banche, ultima, in ordine di tempo, la Deutsche Bank. Durante i tempi fasti dell’economia gli immensi casino sono colossali macchine da dollari, dove un flusso ininterrotto di soldi entra ed esce senza sosta. Il lusso è dappertutto e probabilmente per trovare un hotel frugale o una tavola da gioco moderata c’è un’unica cosa da fare, prendere la macchina ed andarsene via. Negli anni i costruttori hanno edificato progetti sempre più magnificenti, opere faraoniche che l’una affianco all’altra gareggiano nel mostrare il loro artificiale splendore.

E’ naturale dunque che, di fronte a questi ingenti flussi di denaro, le banche abbiano da sempre trovato a Las Vegas un territorio d’eccezione. Tra i protagonisti della vita economica della città del Nevada ci sono la Goldman Sachs, che ha acquistato lo Statosphere per un miliardo di dollari, e la banca di investimenti Cantor Fitzgerald che gestisce diversi locali di scommesse. Fino a poco tempo, il Credit Suisse era proprietario di quote del Casino e Hotel Hard Rock. A questi soggetti, si devono aggiungere quelle banche che negli anni hanno prestato ingenti somme per progetti che non sono mai terminati e che si sono ritrovati con proprietà a metà costruite. Così, per esempio, la Morgan Stanley si è ritrovata con un’insolvenza di un miliardo di dollari relativa al casinò Revel in Atlantic City.

Qualcosa di simile è successo al colosso finanziario Deutsche Bank. La banca tedesca ha, pochi anni fa, ereditato uno dei più grandi e costosi casinò del mondo, il Cosmopolitan. Nel 2008, un gruppo di finanzieri e costruttori annunciano il pignoramento degli immobili, a causa di un’insolvenza di 760 milioni di dollari nei confronti del gruppo tedesco. Da allora, nonostante l’incertezza economica ed i tentativi della banca di cedere l’affare, la costruzione va avanti. Il Cosmopolitan è infine aperto la notte di capodanno del 2010, con un lusso convenevole al luogo e con un parterre di stelle della musica, tra cui Beyoncé, i Coldplay e Jay-Z.

Alla cerimonia mancava però qualcuno, e cioè il principale azionario del luogo, la Deutsche Bank. Questo affare, nato alla vigilia della crisi economica, potrebbe rappresentare per la banca una fonte di fastidio e sono in molti a credere che i tedeschi cercheranno di sfilarsi dalle maglie di Las Vegas non appena si presenterà l’occasione propizia. Nel 2010, l’albergo è stato aperto solo 17 giorni durante tutto l’anno ed ha collezionato perdite per il valore di 140 milioni di dollari ed è chiaro a tutti che dovranno passare diversi anni perché si vedano i primi utili. Inoltre, sostengono i conoscitori del gioco di Las Vegas, l’hotel e il casinò hanno puntato su un format potenzialmente pericoloso.

Tutti sanno che la principale fonte di guadagno in città sono le case da gioco, le roulette, le slot-machine e tutto l’arsenale classico della scommessa. Il Cosmopolitan è stato tuttavia costruito secondo delle direttive che privilegiano l’aspetto residenziale e l’industria del divertimento. A quante pare, il night-club dell’hotel sarebbe più frequentato dei tavoli verdi. Alla lunga l’orientamento “giovane” potrebbe così rivelarsi un grave handicap. Se i ragazzi sono disposti a pagare per il bere e il ballare, lo sono di meno per il gioco d’azzardo, un campo dove si spendono incomparabilmente più soldi, e dove la clientela media si aggira intorno ai 40 anni.