Giorgio Squinzi: “No Tfr in busta paga, vantaggio solo per il fisco”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 ottobre 2014 15:08 | Ultimo aggiornamento: 4 ottobre 2014 17:20
Giorgio Squinzi: "No Tfr in busta paga, vantaggio solo per il fisco"

Giorgio Squinzi (Foto LaPresse)

MILANO – “Dico no al Tfr in busta paga, sarebbe un vantaggio solo per il fisco e sparirebbero 10 miliardi per le piccole imprese”. Giorgio Squinzi, leader di Confindustria, commenta così la riforma del lavoro prevista dal Jobs Act del governo di Matteo Renzi. E proprio al premier Renzi si rivolge il leader di Confindustria, che ribadisce quanto sia “urgente lavorare insieme a grandi progetti Paese”.

E intanto da Assisi, dove si celebra San Francesco, il premier parla di “ricostruire l’Italia”:

“Va e ripara la tua casa, questa frase che viene dall’esperienza di Francesco, in questo momento vale anche per noi. Ci sono da riparare molte cose in Italia, innanzitutto il sistema del lavoro. È ciò che l’Italia deve fare i prossimi mesi: rimettere a posto il sistema della scuola per passare poi alla pubblica amministrazione e alla giustizia. Vorrei però che tutti facessimo uno sforzo per ricordarci che noi ci chiamiamo Italia e nonostante tutte le difficoltà occorre andare avanti non mollando mai”.

Parlando del Tfr in busta paga, Squinzi ha detto:

“L’unico reale beneficiario di questa operazione sarebbe il fisco. Nulla che possa nuocere ulteriormente alle imprese è tollerabile: sparirebbero 10-12 miliardi per le piccole imprese. Se questa è la strada la risposta è semplice. E’ no”.

E aggiunge:

“Dalla soluzione che emergerà sapremo se c’è un interesse nuovo della politica per l’impresa o se prevarranno i vecchi e maligni spiriti che si ostinano a dipingerci come ci descriveva la peggior letteratura del secolo scorso”.

Il problema, spiega Squinzi, non riguarda solo l’articolo 18:

“Affrontiamo il problema nella sua complessità e nella sua interezza, perché non si tratta del solo articolo 18. Questo disegno di riforma sul contratto a tempo indeterminato e sulla flessibilità in entrata ed in uscita reggerà solo se accompagnato da una innovazione altrettanto importante e coraggiosa degli ammortizzatori sociali e dei servizi per l’impiego, della formazione al lavoro e dell’orientamento”.

La riforma, dice il leader degli industriali al Forum della Piccola Industria,

“sarà compresa, agevolata e sostenuta se accompagnata da una azione decisa sulle politiche attive, rifondando radicalmente i meccanismi che si occupano del mercato del lavoro, di un moderno ed efficiente incontro tra domanda e offerta”.

Squinzi ha poi ricordato che “non è una legge a creare occupazione”:

“Sappiamo che una legge malfatta i posti di lavoro può distruggerli o quantomeno impedire che l’investitore li costruisca, andare in una direzione che renda più facile creare il lavoro e meno costoso quello stabile e di qualità.  Si è discusso di come rendere più conventi ente il contratto a tempo indeterminato oggi rigido e costoso. Molti lamentano che nel Paese c’è un grande tasso di precarietà congiunto a un alto tasso di disoccupazione. Realtà graviche preoccupa anche noi”.

E a Renzi dice:

“Deve esserci un luogo in cui ci si guarda in faccia e si decide, sarebbe auspicabile insieme. E’ urgente lavorare insieme a grandi progetti Paese, servonograndi idee etanta fiducia. Bisogna puntare sudieci idee, non di più. Dieci grandi progettiper crescita e fiducia”.