Globalizzazione è buona. Forum Horasis da Cascais (Portogallo): “Catalizzare i benefici”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 aprile 2019 11:53 | Ultimo aggiornamento: 7 aprile 2019 11:53
Globalizzazione Horasis

Globalizzazione è buona. Forum Horasis da Cascais (Portogallo): “Catalizzare i benefici”

ROMA – Globalizzazione, un fatto positivo? Può esserlo e lo è, “catalizzandone i benefici”. Attorno a questa tesi discutono per quattro giorni 800 fra dirigenti e business leaders e esponenti governativi di oltre 70 paesi da tutto il mondo (sparuta la rappresentanza italiana), riuniti a Cascais, in Portogallo. Il Forum è organizzato da Horasis, “comunità della visione globale”, una “organizzazione internazionale indipendente impegnata a proporre visioni per il nostro futuro economico”.

Per anni gli ideologi della decrescita felice ci hanno martellato con il mantra che globalizzazione è una brutta parola. Dal Portogallo parte il messaggio opposto. Oltre al tema principale, su cui si è concentrato il dibattito della riunione plenaria di apertura, nella prima giornata i partecipanti al Global Meeting hanno potuto seguire anche dibattiti sui negoziati di Brexit e quali tipi di governo siano necessari per garantire un futuro basato su equilibrio e giustizia.

Alla riunione plenaria di apertura erano presenti il senatore USA Michael D. Brown, Manuel Heitor, ministro portoghese per la Scienza, la Tecnologia e l’Istruzione superiore e Jerzy Kwiecinski, ministro polacco degli Investimenti e dello Sviluppo. Alla discussione sulla Brexit erano presenti Peter Grant, deputato e portavoce della Brexit per lo Scottish National Party; l’europarlamentare Steven Woolfe; Stephen Castle, corrispondente del Regno Unito per il New York Times e Alexander Kulitz, deputato del parlamento tedesco. Nella riunione plenaria hanno parlato dei modelli di governance, il presidente della Namibia Hage G. Geingob, Dhurata Hoxha, Ministro dell’integrazione europea del Kosovo e la principessa Marta Luisa di Norvegia. 

Dal dibattito sulla Brexit sono emersi punti di vista discordanti. Il deputato Peter Grant ha espresso il parere del suo partito, ovvero che per superare lo stallo sarebbe indispensabile un altro referendum. L’eurodeputato Woolfe ha replicato che il caos generato dal tentativo del Regno Unito di lasciare l’UE testimonia il malfunzionamento dell’organismo. Alexander Kulitz ha sostenuto che è assurdo affermare che l’UE abbia cercato di indebolire i processi elettorali del Regno Unito.

Nella riunione plenaria di apertura, il senatore USA Michael Brown ha cercato di descrivere il pensiero americano riguardo alla globalizzazione. Gli americani attualmente stanno facendo i conti con la realtà, ovvero non sono più in grado di controllare tutto in modo unilaterale. Ma, ha spiegato, gli Stati Uniti sono una nazione basata sull’integrazione di punti di vista diversi e questa qualità garantirà che infine ritorni a una politica di cooperazione.

I partecipanti alla riunione plenaria conclusiva hanno esplorato nuovi modelli di governance e concordato sulla necessità di elaborare un ordine mondiale in grado di garantire la pace e consentire ai paesi di rispettare le regole. Andrebbe notato peraltro che rispetto al passato qualche progresso si deve riconoscere. L’esempio viene proprio dal caso di Brexit. A metà dell’800, gli americani risolsero la secessione di alcuni Stati degli Usa con una sanguinosa guerra durata anni. In Europa, non più tardi di 80 anni fa, le questioni venivano risolte con una guerra che provocò 50 milioni di morti e forse anche più se si aggiunge la ventina di milioni di russi sottratti alle statistiche ufficiali.

Anche 80 anni fa, all’origine della lite c’erano i tedeschi. Che l’uso della finanza come strumento di controllo e predominio abbia sostituito bombe, cannoni e camere a gas è indubbiamente un notevole progresso. Ciascun partecipante al dibattito ha ribadito che per contrastare l’ascesa del nazionalismo e del populismo c’è la necessità di una cooperazione multilaterale. Il presidente della Namibia, Hage G. Geingob, ha sottolineato l’esigenza dell’Africa di rafforzare i processi elettorali e la politica inclusiva, nonché di fronteggiare la corruzione.

Lanciato nel 2016, l’Horasis Global Meeting ogni anno rappresenta uno dei forum di disbattito più importanti al mondo, è una piattaforma ideale per esplorare e favorire la cooperazione, incidere sugli investimenti e la crescita sostenibile mondiale. In un momento storico in cui il risentimento riguardo alla globalizzazione si sta diffondendo a livello mondiale, i partecipanti sono pronti a discutere dei mezzi per ristabilire fiducia nell’idea di una globalizzazione egualitaria e per elaborare piani attuabili così da garantire che i frutti della globalizzazione siano distribuiti in modo più uniforme.

Politici e leader aziendali, quest’anno si incontrano per discutere e promuovere politiche che possano dar vita a un modello più giusto di globalizzazione, in grado di far crescere e mantenere lo sviluppo economico a livello globale a vantaggio di tutti i segmenti della società. L’evento durerà quattro giorni, nel corso dei quali si terranno dibattiti e riflessioni su temi quali, tra i molti altri, lo sviluppo sostenibile, il populismo, i cambiamenti climatici, le criptovalute, la prossima crisi economica, le tecnologie immersive, la diversità sul posto di lavoro, la quarta rivoluzione industriale, l’era della post-verità, fermare le molestie, modellare una migrazione sostenibile.