Google, Amazon, Facebook e gli altri nel mirino del Fisco per evasione fiscale

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 settembre 2013 13:52 | Ultimo aggiornamento: 19 settembre 2013 14:00

Google, Amazon, Facebook nel mirino del Fisco per evasione fiscaleROMA – Google, Amazon, Facebook e gli altri colossi del web sono finiti nel mirino del fisco italiano. Nonostante le entrate milionarie, in Italia i grandi del web, compreso Twitter, versano in Italia appena 6 milioni di euro di tasse. Una vera e propria evasione fiscale di cui si è discusso anche durante il G20 di San Pietroburgo, che vuole combattere le mancate entrate nelle casse del fisco da parte di quelle aziende che ben hanno saputo sfruttare le norme anti-doppia tassazione che le avrebbero schiacciate.

Il fenomeno, noto è diffuso, è il “Double Irish”: le aziende spostano le sedi legali in Irlanda, dove la tassazione è minore, e dichiarano uffici di appoggio quelle che in realtà sono vere e proprie strutture di vendita, spiega Massimo Sideri sul Corriere della Sera:

“Nella sostanza molte di queste aziende hanno due società a Dublino: la prima che risiede in Irlanda che fattura gli acquisti conclusi nei diversi Paesi europei e la seconda che risiede in un paradiso fiscale come le Bermuda e che detiene i diritti intellettuali della società. Così quando la prima società paga la seconda trasferendo gran parte del fatturato evade anche le già basse tasse irlandesi (12,5% sui profitti delle aziende). I conti degli Ott in Italia d’altra parte parlano chiaro. In tutto le più ricche e potenti società del mondo hanno contribuito nel 2012 alle casse dello Stato con 9,157 milioni (5,98 se si considerano i crediti d’imposta). Come una singola media impresa”.

Anche Cisco, Microsoft e Adobe utilizzano il metodo, spiega Sideri:

“Ma gli Over the tax appaiono più aggressivi nell’applicazione. Amazon, che opera in Italia con due società ha pagato per il 2012 717.320 euro con la Italia Logistica (203 dipendenti) e 332.180 con la Corporate Service. Google ha pagato zero tasse (anzi ha 5.454 euro di credito d’imposta) con la Technology Infrastructure e 1,8 milioni con Google Italy srl (144 persone). Basti pensare che per il mercato pubblicitario il consensus sul giro d’affari italiano di Google è di 700 milioni. Facebook (si stima che abbia raccolto pubblicità nel 2012 per 35-40 milioni) ha dichiarato 3 milioni di giro d’affari pagando 131.037 euro con la Italy srl. A confronto Apple sembra quasi un cittadino probo visto che nel 2012 ha pagato 648 mila euro con la Apple Retail Italia (ma con un credito d’imposta di 3,177 milioni) e 5,529 milioni con Apple Italia. Microsoft Italia che ha chiuso il bilancio al 30 giugno 2012 ha dichiarato un giro di affari di 230,84 milioni, un utile di 11,7 milioni e ha pagato tasse per 16,35 milioni”.

Il problema dell’evasione fiscale non riguarda solo l’Italia ma anche gli Stati Uniti, tanto che il Senato è pronto a dare la caccia ai potenziali evasori:

“Peraltro, sempre nel Vecchio Continente, le società non pagano nemmeno l’Iva (che sugli ebook è al 21%). Anche se di questo si avvantaggiano anche gli editori locali che vendono sulle piattaforme online. Gli «Over the tax» ed Eric Schmidt in primis (presidente di Google) si difendono dicendo che applicano le leggi degli Stati. Peccato che queste regole fossero state pensate, prudentemente, per evitare la doppia tassazione. Non per annullarla quasi del tutto”.