Antitrust Usa contro Google: discrimina, manipola, abusa? Incriminazione vicina

Pubblicato il 15 ottobre 2012 10:11 | Ultimo aggiornamento: 15 ottobre 2012 14:02
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Google sotto accusa in Usa e in Europa: la Federal TYrade commission minaccia il processo

NEW YORK – Il cerchio si stringe intorno a Google: l’Antitrust americana (Federal trade commission)) è pronta a iscriverla nella lista dei cattivi che violano le regole della concorrenza. Entro fine anno. E’ pronto un memorandum il cui contenuto è stato fatto sapientemente filtrare sulle colonne del New York Times. Una specie di ultimatum per procura: il motore di ricerca più famoso del mondo può ancora mettersi in regola, ma deve fare presto e senza gli abboccamenti, le mezze aperture, le manovre dilatorie denunciate dal commissario europeo alla Concorrenza Almunia. In Europa è aperto l’altro fronte di accerchiamento, accuse identiche, strategie diverse.  Il colosso di Mountain View, che controlla il 95% della ricerca online (negli Usa il 67%) e per questo ha anche obblighi diciamo da servizio pubblico, deve difendersi dalle accuse di sfruttare illegalmente la sua posizione dominante.

a) Il motore di ricerca privilegia siti e prodotti Google a scapito delle offerte commerciali concorrenti, come nel caso di NexTag che ha visto ridursi del 50% il suo traffico di scambi online nell’ultimo anno in concomitanza con la riorganizzazione delle offerte commerciali di Google degli ultimi due anni. Il sospetto è che gli algoritmi segreti retrocedano in fondo alla lista dei più cercati le offerte concorrenti. Manca la trasparenza sui risultati della ricerca vantata da Google. Senza contare la sfacciata concorrenza agli aggregatori di notizie surrogati dal letale Google news: in Europa i siti di aggregatori hanno già denunciato l’arbitraria, incontrollabile ratio con cui Google rimuove, banna, retrocede i siti concorrenti, trincerandosi dietro la presunta “”democraticità” e imparzialità dell’algoritmo.

b) Google discriminerebbe gli inserzionisti pubblicitari concorrenti. Adwords, la concessionaria di Google, “automaticamente”, negherebbe o metterebbe in posizione defilata i siti che informano o recensiscono offerte commerciali  pubblicizzate da compagnie concorrenti.

c) Ci sono dubbi sull’originalità dei brevetti del sistema operativo utilizzato per entrare nel business degli smartphone, Android. Bisogna anche accertare se nei contratti non vi siano clausole che impediscano agli utilizzatori dei telefonini di rimuovere  modificare i prodotti Google, come appunto il suo sistema operativo o lo steso Google search.

Insomma, lo strapotere di Google nella ricerca online, la sua posizione dominante, costituiscono un piedistallo che l’avvantaggia anche negli altri campi del business. Perché possa essere incriminata davvero per violazione delle norme federali sulla concorrenza serve il voto favorevole di tre membri su 5 della Ftc. Deliberazione che è già pronta a meno che Google non si ravveda subito e accetti un accordo amichevole stringente. D’altra parte la Federal trade commission è pronta anche per la battaglia. Ha già ingaggiato un mastino di queste controversie, l’ex procuratore che incastrò il killer di Oklahoma City: la signora Beth A. Wilkinson è un “litigator” che spaventa.

L’ultima volta che la Ftc appaltò in outsourcing un compito del genere fu per la madre di tutte le battaglie per la concorrenza, quella contro Microsoft. Ora la nuova battaglia sta assumendo lo stesso carattere ultimativo: piegare la resistenza del gigante, costringerlo, attraverso la minaccia di multe e sanzioni, a circoscrivere il suo raggio d’azione, a cedere quote di mercato, a modificare con maggiore trasparenza le sue procedure. Era una battaglia che gli europei combatterono con più coraggio e determinazione di tutti. A guidarla era un certo Mario Monti, predecessore di Almunia alla Commissione. Nel governo italiano, al momento, contro il Golia di internet, non s’è levata voce alcuna.

Ci ha provato invece il presidente dell’Antitrust italiana Pitruzzella. A giugno, durante la relazione annuale ha paventato i rischi dell’abuso di posizione dominante: “Nel giro di pochi anni Google potrebbe diventare monopolista nel settore della raccolta pubblicitaria”. Un ambito di enorme impatto specie per il futuro dell’editoria nazionale, con riflessi pervasivi anche su quel famigerato Sic (sistema integrato comunicazioni) che a dispetto delle intenzioni, sancisce lo status quo invece di affrontare lo strapotere dei monopolisti. “Siamo felici – rispose  Google – di poter discutere del business pubblicitario di Google con l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, così come con altri”. Belle parole, ma con i monopolisti, la storia insegna, ci ragiona solo un “litigator” degno di questo nome.