Google search: anche la Ue capitola. Intesa scongiura maxi-multa da 5 mld $

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 ottobre 2013 13:49 | Ultimo aggiornamento: 2 ottobre 2013 13:49
Google search: anche la Ue capitola. Intesa scongiura maxi multa da 5 mld $

Google search: anche la Ue capitola. Intesa scongiura maxi multa da 5 mld $

BRUXELLES – Google search: anche la Ue capitola. Intesa scongiura maxi multa da 5 mld $. Google fa qualche concessione per rendere più trasparenti le condizioni di acceso al motore di ricerca e anche l’Unione europea finisce per sotterrare l’ascia di guerra con cui minacciava il monopolista, una supermulta del 10% (5 miliardi di dollari) sugli utili dall’Antitrust comunitario per abuso di posizione dominante. A gennaio aveva capitolato il governo Usa grazie alla “disclosure” parziale di Google sui brevetti. Oggi il commissario alla Concorrenza Joaquin Almunia, spiega come l’azienda sembra essersi messa sulla strada giusta per raggiungere un compromesso che le eviti la maxi-multa Ue. E merita la sottoscrizione di una dichiarazione di pace. Manca ancora il parere dei competitor.

Il Wall Street Journal dà conto di quello che considera, almeno riferendo l’opinione dei fautori della linea dura, un compromesso al ribasso, con i concorrenti del business della ricerca online delusi da un accordo che accogliendo le ultime proposte di Google, aggiunge invece che dissipare le preoccupazioni di ordine commerciale ed editoriale.

Il motore di ricerca era accusato di privilegiare siti e prodotti Google a scapito delle offerte commerciali concorrenti; di discriminare gli inserzionisti pubblicitari concorrenti;  la sfacciata concorrenza agli aggregatori di notizie surrogati dal letale Google news. Michael Weber, chief executive di Hot-Maps Medien GmbH, società tedesca di online-mapping, critica con amarezza l’accordo sul quotidiano economico, in particolare soffermandosi sulla proposta di istituire un meccanismo di asta fra rivali che si contendono il mercato delle !search queeries”: “Quello che Google sta facendo è aprire un  nuovo flusso di profitti dai competitors”.

Quella che era una tenaglia Ue-Usa stretta al collo di Google si è rivelata un cappio di cartone, la battaglia Google-antitrust Ue si avvia alle battute finali: il verdetto di Bruxelles è atteso per la primavera prossima, ha annunciato oggi il commissario alla Concorrenza Joaquin Almunia, e con le ultime concessioni l’azienda sembra essersi messa sulla strada giusta per raggiungere un compromesso che le eviti la maxi-multa Ue.

“Nonostante la concorrenza online cresca rapida, abbiamo preso la difficile decisione di accettare le richieste della Commissione Ue per raggiungere un accordo”, ha detto oggi Kent Walker, vicepresidente di Google. “Le leggi antitrust servono ai consumatori, per migliorare innovazione e scelta, e non per proteggere le aziende. La mia responsabilità in questo caso è di assicurarmi che gli utenti di internet abbiano scelta, in modo da poter decidere tra vari servizi (motori di ricerca, ndr) sulla base del loro merito”, ha detto oggi Almunia al Parlamento Ue, annunciando che il caso, dopo tre anni di indagini, è al suo “punto di svolta” e una decisione si può prevedere entro la primavera.

Google, ha spiegato, “ha migliorato gli impegni offerti, abbiamo negoziato fino a ieri. E ora lavoreremo insieme per finalizzare gli impegni sui quali poi chiederò l’opinione degli altri partecipanti del mercato e di coloro che hanno fatto ricorso”. I dubbi principali della Ue e dei concorrenti dell’azienda riguardano i risultati delle ricerche che privilegiano i prodotti Google, mettendoli sempre in cima o rendendoli più visibili degli altri.

Dalle mappe alle news, ora anche alle informazioni di base su qualunque contenuto, Google è in grado di dare ‘risposte’ su tutto fin dalla prima pagina di risultati, e quindi rende sempre meno necessario per l’utente cliccare su altri link esterni, cioè quelli dei concorrenti. Google aveva presentato i suoi primi ‘rimedi’ ad aprile, ma a luglio furono bocciati dopo i ‘test di mercato’ effettuati da Bruxelles interpellando i concorrenti del colosso del web, tra cui il gruppo di 17 operatori battezzato FairSearch di cui fanno parte, tra gli altri, Microsoft, Oracle, Nokia, Expedia e TripAdvisor.