Il Governo punta sulla Cassa depositi e prestiti: ma le risorse bastano?

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 febbraio 2019 11:48 | Ultimo aggiornamento: 11 febbraio 2019 11:48
Il Governo punta sulla Cassa depositi e prestiti: ma le risorse bastano?

Il Governo punta sulla Cassa depositi e prestiti: ma le risorse bastano? (Ansa)

ROMA – Il Governo punta sulla Cassa depositi e prestiti (Cdp) come motore per lo sviluppo, come rimarcato nella presentazione del suo nuovo piano triennale: “Dall’Italia per l’Italia. Promuoviamo lo sviluppo dell’Italia”. “Impieghiamo responsabilmente il risparmio del Paese per favorire crescita e occupazione, sostenendo l’innovazione e la competitività delle imprese, le infrastrutture e il territori”.

Ma, come scrive Alessandro Penati per Il Sole 24 Ore, leggendo i bilanci, ci sono dei dubbi sulle reali capacità della Cassa di mobilitare risorse finanziarie capaci di incidere veramente sullo sviluppo. Secondo gli ultimi dati disponibili, Cassa S.p.a. ha un attivo totale di 366 miliardi, appena la metà di quello di Intesa Sanpaolo o UniCredit. Al netto di derivati, ratei, risconti e poste minori, Stato ed enti locali assorbono circa 270 miliardi dell’attivo (è quasi l’80%) della Cassa che, al tempo stesso, raccoglie circa 270 miliardi per conto dello Stato, con strumenti garantiti dallo Stato, incluso il risparmio postale.

Il conto economico di Cassa dipende dai dividendi da partecipazioni (quasi metà dell’utile) che, in prevalenza, i vari governi hanno parcheggiato a vario titolo in Cassa (come Eni, Terna, Poste, Snam, Italgas, Fincantieri) e su cui Palazzo Chigi esercita il controllo effettivo. Scrive Alessandro Penati: “Si crea così un circolo vizioso: Cdp ha una parte del suo attivo immobilizzato in partecipazioni che non controlla, i cui dividendi sono però cruciali per il suo conto economico, dal quale dipendono i dividendi che deve corrispondere allo Stato azionista. Ovvio l’interesse di quest’ultimo a mantenere elevata la redditività delle partecipate. Così Snam, Terna e Italgas (reti regolamentate di pubblica utilità) sono nel 5% delle società con un margine prima di interessi e imposte (Ebit) più elevato tra tutte le 460 società non finanziarie dell’indice del mercato azionario europeo. Aiuta a capire le ragioni dietro l’accesa diatriba sul conferimento della rete Tim in Openfiber, entrambe partecipate da Cdp, per farne una società regolamentata di pubblica utilità”.