Governo retromarcia di 16 mld: ti danno pensione e reddito poi te li tagliano? No, ma…

di Lucio Fero
Pubblicato il 4 ottobre 2018 11:23 | Ultimo aggiornamento: 4 ottobre 2018 13:16
Governo Conte retromarcia di 16 mld: ti danno pensione e reddito poi te li tagliano? No, ma...

Governo retromarcia di 16 mld: ti danno pensione e reddito poi te li tagliano? No, ma… (foto Ansa)

ROMA – Governo retromarcia di 16 miliardi. L’annuncio è “ufficiale”, l’aggettivo è scelto e usato da Giuseppe Conte presidente del Consiglio.

Funziona, dovrebbe funzionare, così: anno 2019, il prossimo con deficit pari al 2,4 per cento del Pil. Poi nel 2.020 il deficit diminuisce, nelle intenzioni, al 2,1 per cento. Diminuisce quindi di uno 0,3 per cento che rapportato al Pil attuale fa più o meno sei miliardi. Quindi ancora nel 2021 il deficit scende a 1,8 per cento che fa meno 0,6 rispetto a quello del 2019. Cioè più o meno 10 miliardi. Dieci miliardi più sei, cioè lo 0,9 per cento di deficit in meno rispetto a quello previsto: 0,9 per cento del Pil cioè circa 16 miliardi.

Quindi l’impegno formale del governo è di fare tra 2020 e 2021 circa 16 miliardi di deficit in meno di quanto aveva annunciato una settimana fa. Da 120 miliardi circa in tre anni a circa 100 miliardi o giù di lì. (Di Maio aveva giurato in tutte le tv e su tutti i social: non arretreremo di un millimetro. Ma è lo stesso Di Maio che ha abolito il finanziamento italiano alla Ue, abolito la povertà, scoperto il terrorismo mediatico che alza il costo dei prestiti…insomma non ci sarebbe da sorprendersi se Di Maio spiegasse che 16 miliardi in effetti non sono un millimetro).

Sì, va bene, ma che vuol dire in concreto retromarcia di 16 miliardi? Vuol dire, vorrebbe dire che il primo anno col deficit al 2,4 per cento governo finanzia e paga quota 100 pensioni (pensione a 62 anni) senza limiti e penalità (Salvini dixit) e poi reddito di cittadinanza (in pagamento da aprile) e poi forfait tasse per lavoratori autonomi e altre spesucce. Poi l’anno dopo mancano sei miliardi, bisogna spendere sei miliardi in meno rispetto al 2019. A chi li toglie il governo? Ti taglia un po’ la pensione giovane che ti ha dato? Si riprende una quota del reddito di cittadinanza o non lo rinnova nel secondo anno a tutti quelli che lo hanno preso nel primo?

E nel 2021 altri  10 miliardi in meno da spendere rispetto al 2019 di pensioni quota 100 e reddito cittadinanza a pieno ritmo. A chi si tolgono, a chi li toglie il governo questi 10 miliardi? Si smette di andare in pensione a 62 anni, dimagrisce la platea dei percettori di reddito e pensione di cittadinanza?

No, non è certo questa l’intenzione del governo, ma…Ma non la raccontano tutta, non la raccontavano tutta l’altro giorno seduti in parata Conte, Tria, Di Maio e Salvini. Anzi, non hanno raccontato la sostanza, la polpa. Non hanno detto quanto il governo prevede possa essere il Pil nel 2019, 2020, 2021. E allora, se non si sa di cosa è percentuale, come si fa a sapere cosa è il 2,4 per cento o il 2,1 o 1,8? Per cento di che?

Non è che i quattro se lo siano dimenticati di dire che Pil prevedono. E’ che…ci stanno lavorando sopra. Funziona così: mettiamo che Tria o chi per lui fa i conti e dice che l’anno prossimo il Pil è 100. Allora Di Maio e Salvini fanno i conti, i loro conti. E dicono con Pil 100 deficit da spendere è 2,4. C’entrano in 2,4 pensioni a 62 anni e reddito cittadinanza e il resto? Magari sì. Oppure magari no. E, se no, che si fa, si rinuncia a qualcosa? No, si comanda a Tria e all’economia del paese di fare non 100 ma 120. Magari per volontà popolare. Perché se fai 2,4 per cento di 120 allora ci stai con pensioni e redditi vari.

Quindi il governo pensa di farcela a pagare e distribuire anche nel 2020 e 2021 quello che elargisce nel 2019. Anche con meno deficit. Perché è sicuro che aumenterà il Pil. Di quanto? Di quanto serve a Salvini e Di Maio per non litigare. E’ davvero una innovazione nel,la tertoria economica e nella responsabilità di governo, Di Maio l’ha felicemente sintetizzata così: “Facciamo 2,4 l’anno prossimo e poi si vede”. Poi si vede…Come si vede, il pensiero di uno statista. Poi si vede…lo statista del popolo offre questa suprema garanzia al suo popolo.

Quindi retromarcia 16 miliardi (0,9 per cento del Pil in due anni) sul deficit da fare serve al governo per fare un po’ di fumo. Per fare segnali di fumo alla Ue, per segnalare con fumo e non arrosto che l’Italia non fa saltare il banco. Insomma gli diciamo che spendiamo di meno a debito in percentuale, tanto aumentiamo il denominatore e facciamo sempre la cifra assoluta di spesa. Si conta che a Bruxelles abbocchino perché vogliono abboccare. Si conta sul fatto che la Ue sia così politicamente debole da subire l’infrazione italiana come male minore. Un conto che potrebbe anche essere giusto. Fino a che la Ue è sotto elezioni, fino a maggio. Poi, comunque vadano le elezioni europee, non più. Poi una Ue, liberale o sovranista che sia, non accetterà pagare con garanzia collettiva cambiali tutte italiane.

Retromarcia 16 miliardi serve anche a misurare quanto davvero i Salvini e Di Maio se ne possano fregare davvero dei mercati, dello spread. Me ne frego…Se ne faranno una ragione…Per i mercati finanziari ostentato disprezzo e indifferenza. A parole. Poi un massaggio a quota 300 spread di un paio di giorni e subito la necessità di fare almeno la mossa della retromarcia. Ora dicono, sussurrano, che la linea del Piave del sovranismo economico nazionale sarà quota 400 di spread. Fino a lì Di Maio e Salvini terranno duro. Quota 400, speriamo non si veda, sarebbe non il Piave ma l’otto settembre.

Il problemino, mica piccolo, è che neanche nel 2019 e neanche col 2,4 per cento di deficit su un Pil allo stato ignoto c’è la certezza di starci dentro con tutto. Pensioni a 62 anni a mezzo milione di persone, reddito cittadinanza a 5/6 milioni di persone, forfait fiscale a quasi un milione di partite Iva. E il tutto senza tagliare una spesa. Non ci si sta e ci si spintona. Con la forte tentazione di inventarsi qualche miliardo che non c’è. Tanto…poi si vede. 

Quello più affannato è Di Maio. Salvini qualche contatto vago con la realtà economica e finanziaria se lo può permettere. Salvini con l’abbassamento dell’età pensionabile e lo stop all’immigrazione sparecchia dal tavolo quasi tutte le fiches del consenso. Di Maio è aggrappato al più gelatinoso e dispendioso reddito di cittadinanza che, in caso  di guai, sarebbe il primo e il più facile e saltare.

Comunque tutti uniti contro lo straniero provocatore: un francese ha detto niente meno che la crisi economica ha prodotto in Europa partiti ed elettorati di destra, che la destra vince elezioni e governa in molti paesi d’Europa e che questa destra non ci sta ai vincoli economici, all’integrazione totale europea e non vuole immigrati in casa. E poi ha detto che questa destra ha vinto e governa anche in Italia, Italia che è governata da euroscettici e xenofobi. Questo francese ha detto banalità, ovvietà che sono scritte ovunque. Anzi, euroscettici è poco rispetto al riguardo e considerazione che Salvini mostra ogni giorno per l’utilità della Ue. Per Salvini la Ue è danno e ingombro, non ne fa mistero, anzi ne fa bandiera. E xenofobo…quel francese è stato attento a non dire razzista. Nei suoi atti ilo governo italiano non manifesta fastidio, preoccupazione, ostilità, non di ce in campo contro quella che chiama “invasione straniera”? 

Ma ci siamo offesi, ci sentiamo tutti offesi da Moscovici. Il nostro governo, il nostro ministro degli Interni, il nostro premier in pectore può dire che Juncker è un alcolista e additarlo al pubblico ludibrio. E’lecita posizione politica, franco linguaggio, esercizio di libertà di pensiero e parola. Se invece un francese o quel che sia dice che il nostro governo è euroscettico e xenofobo allora è provocazione, offesa che “si potevano e dovevano risparmiare”. Vero, Mentana? Tu quoque…