Grecia, “testa a testa, conservatori avanti di poco”. “Per l’euro saranno guai”

Pubblicato il 17 Giugno 2012 18:00 | Ultimo aggiornamento: 17 Giugno 2012 19:54

ATENE – Testa a testa sul filo del rasoio tra conservatori pro-euro e sinistra in Grecia: il primo exit poll vedeva entrambi tra il 25 e il 30%, il secondo registra un lieve vantaggio di Nea Democrazia. Il secondo ed ultimo exit poll delle elezioni greche trasmesso dalla tv Net assegna a Nuova Democrazia una percentuale tra il 28,6 e il 30%, mentre il partito di sinistra Syriza sarebbe tra il 27,5 e il 28,4%. I socialisti del Pasok sarebbero invece tra l’11 e il 12,4%.

Il primo exit poll inquadrava un duello serratissimo tra i conservatori di Nea Dimocratia e la sinistra radivale di Syriza. La formazione di Antonis Samaras, favorevole al rispetto degli accordi con la Ue, avrebbe tra il 27,5 e il 30,5 % dei consensi, mentre quella di Tsipras, che vuole ridiscutere l’accordo con la Trojika, avrebbe tra il 27 e il 30%.  Secondo un exit poll citato dall’emittente greca Skai tv, il partito anti-memorandum Syriza è invece avanti con il 28% dei voti, contro il 27,5 dei conservatori pro-euro Nea Dimokratia. La sinistra sarebbe tra il 25 e il 31% e i conservatori di Samaras tra il 25 e il 30%.

I primi exit poll hanno iniziato a circolare prima che le urne chiudessero alle ore 18. La tv belga Rbtf (ripresa dall’agenzia Agi) ha dato Nea Dimokratia con il 29,6%, seguita da Syriza al 27,9%. A seguire i socialisti del Pasok (pro austerity) di Evangelos Venizelos al 10%, la sinistra democratica (Dimar) al 6,3%; Indipendentisti Greci al 5,4%; i comunisti al al 5,4% (determinati ad abbandonare l’euro). Secondo i primi exit poll, i neonazisti greci di ‘Alba dorata’ restano in Parlamento, ottenendo una percentuale di voti analoga a quella del 6 maggio (6,97%). Oggi avrebbero ottenuto tra il 6 e il 7,5% dei suffragi.

Premio di maggioranza. Secondo i calcoli sul sito del quotidiano Kathimerini, chiunque vinca con le percentuali indicate dagli exit poll (attorno al 30%) avrà circa 130 seggi in Parlamento. Questo, spiega il commentatore politico Nick Malkoutzis, rende il Pasok fondamentale per qualsiasi coalizione. La maggioranza che serve per governare è di 151 seggi su 300.

Aumento per Syriza e Nd del 10%. Il vero dato è il balzo in avanti del 10 % dalle elezioni del 6 maggio sia dei conservatori guidati da Antonis Samaras, che erano 16,8% poco più di un mese fa, sia dei radicali di Alexis Tsipras.

Europa a fiato sospeso. La domanda sulla bocca di tutti nei quattri angoli del mondo è chi vincerà le odierne elezioni in Grecia. Sarà la coalizione di sinistra Syriza che annullerà gli accordi di salvataggio e conseguentemente uscirà dall’eurozona? O il partito di centro-destra Nuova Democrazia che accetterà le misure di austerità e manterrà l’euro?

Citando Marcus Krygier, economista di Amundi, formata da due grandi banche francesi che gestiscono 20 miliardi di dollari, il New York Times scrive che comunque vadano le elezioni le conseguenze per l’euro non saranno di grande importanza, almeno nel medio periodo. L’opinione di Krygier è che l’euro si indebolirà, qualunque sia il risultato delle urne.

Come molti altri analisti finanziari, Krygier ritiene che l’euro si indebolirà rispetto al dollaro. L’opinione prevalente è che anche se vincesse Nuova Democrazia la pressione non si allenterebbe fino a quando gli investitori considereranno il dollaro un rifugio. I due salvataggi perla Grecia non hanno risolto i problemi, e i mercati finanziari – scrive il Nyt – si stanno ora rivolgendo a bersagli più grandi, come Italia e Spagna.

Che l’euro rimarrà sotto pressione è opinione diffusa tra traders e investitoti professionali. La moneta europea si è costantemente indebolita di pari passo col peggiorare della crisi, e gli investitori credono che si indebolirà ancora. I traders hanno scommesso oltre 30 miliardi di dollari contro l’euro, quasi un record, secondo i dati della Commodity Futures Trading Commission federale Usa.

Ma nel quadro generale delle previsioni, quelle di Krygier non sono così sconfortanti. Non si aspetta un crollo dell’eurozona, e crede che alla fine l’Europa ce la farà a salvare la sua moneta. ”Il problema però – precisa – è quanto tempo e quante sofferenze occorreranno”.

Se vincono i partiti di sinistra rifiutando l’austerità e provocando una inadempienza , dice Krygier, ”possiamo aspettarci che l’euro precipti come un sasso e le conseguenze sarebbero drammatiche . La sua parità scenderebbe a quella col dollaro”. Krygier è stato pessimista riguardo all’euro per oltre due anni, ma lo è diventato ancora di più nella primavera scorsa, quando l’epicentro delle paure si è spostato dalla Grecia a Paesi più grandi. ”La grande svolta – dice – è stata la transizione della crisi che potrebbe colpire Italia e Spagna”.

Krygier pensa che l’euro si svaluterà anche nei confronti della sterlina e delle valute scandinave, e nonostante le preoccupazioni per l’andamento dell’economia americana, per gli investitori stranieri il dollaro resta il principale rifugio.

La vittoria dei partiti di destra favorevoli alle misure di austerità potrebbe risollevare la parità dell’euro nei confronti del dollaro, ma non per molto osserva Krygier. ”Potrebbe esserci una breve ripresa, ma nel medio periodo l’euro resterà debole”. Qualunque sia il risultato in Grecia ”i dubbi sull’Italia e la Spagna continueranno a crescere, perchè il loro debito è pesante ed entambe non sembrano capaci di effettuare i cambiamenti necessari per convincere gli investitori a comprare il loro debito”.

Krygier ritiene che alla fine il mercato costringerà i politici ad agire per evitare il disastro. ”Ma – precisa – con 17 Paesi seduti attorno ad un tavolo le decisioni sono di una lentezza glaciale, mentre i mercati si muovono molto rapidamente. I rischi stanno quindi aumentando”.