Grecia: in 10 mila contro il piano di austerità, tafferugli davanti al Parlamento

Pubblicato il 6 Maggio 2010 20:36 | Ultimo aggiornamento: 6 Maggio 2010 20:50

Non si placa la tensione in Grecia. La polizia di Atene ha effettuato questa sera piccole cariche per disperdere gruppi di manifestanti che stavano diventando violenti, al termine di una grande manifestazione contro il piano di austerità. Gli agenti, dopo lanci di pietre e bottiglie d’acqua, hanno reagito per disperde alcune centinaia di persone che si trovano ancora in piazza Syntagma. La polizia ha effettuato alcuni fermi, ma non risultano feriti.

È una Grecia sotto choc quella che, all’indomani della più grande manifestazione di piazza in tanti anni, deve fare i conti con il sangue di tre innocenti che ha macchiato le proteste popolari contro il draconiano piano di risanamento del governo di Giorgio Papandreou per salvare il Paese dalla bancarotta.

Anche oggi oltre 10.000 persone si sono radunate davanti al Parlamento per protestare contro le misure di austerità proprio mentre l’assemblea le discuteva e le approvava con 172 voti a favore e 121 contrari. Il raduno è cominciato intorno alle 18:00 locali con l’arrivo sulla Piazza Syntagma di circa 3.000 persone organizzate dai sindacati dei dipendenti pubblici e dei bancari che si sono schierate davanti al monumento al milite ignoto innalzando striscioni e scandendo slogan contro il governo.

Un’ora e mezzo dopo, alle 19:30, sono confluite sulla piazza altre migliaia di persone inquadrate nel corteo organizzato dal sindacato comunista Pame. La manifestazione è andata avanti pacificamente e intorno alle 20:30 i dimostranti hanno cominciato a defluire lungo viale Akademias. Ma alcune centinaia di giovani sono rimasti nella piazza davanti al milite Ignoto continuando a gridare slogan contro il governo e i poliziotti, e poi hanno cominciato a lanciar loro pietre e bottiglie. Quando si sono fatti più violenti gli agenti hanno effettuato alcune cariche disperdendoli. A dar loro manforte sono giunti anche reparti agenti motociclisti.

L’atmosfera della giornata è dunque rimasta calda, segnata dal grave attentato incendiario compiuto ieri da alcuni anarchici con il volto coperto contro una banca nel centro di Atene. Nel commentare la vicenda, i giornali si sono fatti portavoce dello sconcerto e della rabbia della gente con titoli che non danno adito a dubbi: «Omicidio a sangue freddo!», titola in prima Adesmeftos Typos, cui fanno eco Avriani («La bestialità degli incappucciati») e Eleftheros («Orgia di violenza e caos ad Atene»).

Sin dalle prime ore di stamani davanti alla succursale della banca Marfin Egnatia sulla centrale via Stadiou, in cui tre impiegati (due donne e un uomo) sono morti a causa del rogo provocato da alcune bombe incendiarie, è stato un continuo pellegrinaggio di ateniesi che portavano fiori e accendevano candele.

All’interno dei locali, completamente anneriti dalle fiamme e dal fumo, esperti della polizia e dei pompieri proseguivano gli accertamenti del caso. Posati a terra sul marciapiedi o sul davanzale annerito della vetrina dove sino a ieri c’era un grande cristallo, decine e decine di mazzi di fiori, rose rosse e bianche con su legati foglietti di carta con dolenti messaggi per le vittime.

Tra i colori dei fiori spiccava un orsacchiotto di peluche beige con in braccio un orsetto: un tenero omaggio di un’anonima ateniese ad Angeliki Papathanasopoulou, 32 anni, l’impiegata della banca che era al quarto mese di gravidanza e che solo due giorni fa aveva appreso di essere in attesa di un maschietto.

Con lei, asfissiati anch’essi dal fumo, sono morti i suoi colleghi Paraskevi Zoulia, di 35 anni, ed Epaminondas Tsakalis, di 36. Nell’ambito delle indagini, intanto, la polizia ha arrestato sinora 25 persone coinvolte negli scontri di ieri e forse nell’attacco alla banca ed ha reso noto che 41 agenti sono rimasti feriti. Dal canto loro, i sindacati hanno invitato tutti i cittadini a spegnere simbolicamente questa sera per 10 minuti le luci in segno di protesta per «l’omicidio a sangue freddo» di ieri e contro «le dure e ingiuste misure che colpiscono i lavoratori».