Merkel-Hollande, l’euro per cena. Governo tecnico ad Atene, l’ultima carta

Pubblicato il 15 Maggio 2012 12:13 | Ultimo aggiornamento: 15 Maggio 2012 12:39

ROMA – Si sprecano le metafore metereologiche per descrivere lo scenario della crisi europea: la tempesta finanziaria legata a una bancarotta in Grecia data per possibile se non probabile aumenta i rischi del contagio, con Spagna e Italia vittime predestinate in caso di uscita dall’euro di Atene. Cosa bisogna attendersi nelle prossime ore, cosa è lecito sperare  per i prossimi giorni? Un punto fermo, a detta di tutti gli analisti, è che ogni decisione passa necessariamente per Berlino, tutti guardano alle mosse che farà Angela Merkel, indebolita dal voto, pressata da ogni parte, ma ancora custode delle chiavi per risolvere la crisi.

E’ necessario trovare un’intesa, una qualche forma di accordo, una strategia credibile entro il 23 maggio quando sarà convocato un vertice informale della Ue promosso dal presidente uscente Van Rompuy: bisogna convincere i mercati che l’Europa esiste ancora, bisogna convincere l’America e Obama, bisogna convincere gli europei stessi che non è vero che ai piani alti delle burocrazie nulla si decide, nulla si fa in concreto.

Intanto l’Italia è in recessione profonda. Nel primo trimestre 2012 il Pil è a – 0,8%, il dato peggiore dal 2009. Moody’s ha declassato ancora le banche italiane: bocciati 26 istituti di credito, chi più chi meno, ci sono tutte, quello che corriamo è un “rischio sistemico”. I rating delle banche italiane “sono adesso tra i piu’ bassi nei paesi dell’Europa avanzata e riflettono – avverte l’Agenzia in una nota – la vulnerabilità di queste banche a contesti operativi sfavorevoli in Italia e in Europa”.

Questa sera Angela Merkel riceverà a cena il neo premier francese Francois Hollande, suo primo contestatore che ha vinto le elezioni in casa sua sulla base di un programma preciso, inequivocabile: costringere la Merkel a riconsiderare le misure di austerità e sostenere finalmente le ragioni della crescita. L’incontro di stasera non  sarà ovviamente risolutivo, sarà una prima presa di contatto: tuttavia, non è realistico presumere che vengano messi in discussione gli accordi presi, il fiscal compact non si tocca e, sebbene Hollande trarrà un indubbio vantaggio dalla sua legittimazione politica e dalla “debolezza” contingente della rivale, più in là di un generico “growth compact” non si andrà.

Il caos politico ad Atene è il primo vero responsabile dell’ultimo tonfo sui mercati europei: crolla la Borsa, i debiti sovrani dei paesi in difficoltà tornano sotto attacco, tutti gli investitori trovano rifugio nel bund tedesco. Lunedì scorso sono stati bruciati 120 miliardi di euro, il risveglio odierno ha visto subito naufragare le speranze di un rimbalzo immediato. Nella capitale greca non si contano più i fallimenti per cercare di dotare la Grecia di un governo che scongiuri il default e l’uscita dall’euro. Il presidente della Repubblica tenterà per l’ennesima volta di costringere i partiti a formare un governo tecnico: a parte i neonazisti, sono tutti convocati, ma l’astro nascente Tsipras insiste nel considerare una “sconfitta della politica” il ricorso ai tecnici.

Cose già viste in Italia: ma il ritorno alle urne, che vedrebbe il partito di Tsipras accreditato dei favori del pronostico, non farebbe che replicare il disastro seguito alla scellerata scelta di Neo-demokratia  di andare al voto per capitalizzare il presunto vantaggio. Due gli scenari più probabili in caso di ennesimo fallimento. Una bancarotta morbida, con Atene che resta nell’euro ma non ripaga gli investitori istituzionali, Bce in testa: la Merkel direbbe di sì? Un default non controllato, con Atene fuori dall’euro scatenerebbe il panico in casa, con l’esercito davanti agli sportelli bancari: il contagio si estenderebbe subito a Portogallo e Irlanda, ma il fondo salva stati potrebbe accudire il colpo. Ma Spagna e Italia e le loro banche chi le salverebbe? In teoria la Bce potrebbe comprare titoli spagnoli e italiani, poi iniettare liquidità senza limite per sostenere le banche: è quello che hanno fatto gli americani e anche qui, lo accetterà la Germania?