Grecia. Riparte trattativa con ex-troika, si avvicina rischio insolvenza

Pubblicato il 11 Marzo 2015 11:16 | Ultimo aggiornamento: 11 Marzo 2015 11:16
Il Governatore della Bce Mario Draghi

Il Governatore della Bce Mario Draghi

BELGIO, BRUXELLES – I negoziati tra Grecia e rappresentanti dell’ex-Troika riprendono mercoledi come richiesto dall’Eurogruppo e sarà una trattativa serrata portata avanti dal presidente della Bce Mario Draghi. Ma per Atene potrebbe essere già troppo tardi: tra le scadenze dei prestiti da ripagare a marzo e il crollo delle entrare statali, le casse del governo sono quasi vuote e il Paese si spinge sempre più vicino al rischio insolvenza.

Tuttavia piccoli segnali indicano che i creditori stanno continuando a fornire liquidità, sia pure con il contagocce: la Grecia, come già indicato dal quotidiano Kathimerini, secondo indiscrezioni sarebbe pronta ad attingere a oltre 550 milioni di liquidità dal fondo per ricapitalizzare le sue banche usato nel 2012 che ha ancora circa 11 miliardi in cassa.

E soprattutto Klaus Regling, il tedesco presidente del fondo di salvataggio europeo Efsf apparso molto guardingo in passato, dà un sostanziale via libera: quei soldi sono precedenti a quando il fondo ha iniziato a prestare alla Grecia, e dunque “non abbiamo alcuna rivendicazione” su di essi.

Segnali prudenti, mentre Berlino con il ministro delle Finanze Schaeuble fa muro (aiuti ad Atene solo con le riforme). Ma anche sul fronte della Bce qualcosa si muove: l’Eurotower avrebbe fissato per mercoledi un esame “straordinario” della situazione di Atene per valutare lo stato di liquidità della Grecia. Potrebbe scaturirne una piccola apertura del rubinetto dell’ELA, la liquidità d’emergenza alle banche elleniche oggi pari a circa 68,8 miliardi (su prestiti complessivi di circa 100 miliardi). Potrebbe essere il frutto dell’apertura di Atene alla ripresa dei negoziati con quelle che il governo Tsirpas ama chiamare le istituzioni (Ue, Fmi, Bce), fortemente caldeggiato da Draghi all’Eurogruppo di martedi secondo indiscrezioni raccolte da Bloomberg.

Certo, con Berlino esasperata (Parigi e Roma tacciono) e la Grecia ondivaga fra aspirazioni radicali e momenti di pragmatismo, tutto potrebbe sfuggire di mano. I media tedeschi parlano di un ‘Graccident’ (dopo il neologismo ‘Grexit’), un’uscita della Grecia dall’euro causata da un incidente politico. Potrebbe partire un effetto domino, spiega la Bild, se le trattative con l’Europa fallissero. Le alte cariche europee si prodigano in rassicurazioni quasi quotidiane (“stiamo cercando un compromesso”, ha detto il commissario Pierre Moscovici), ma lo spread greco ha di nuovo sfondato quota 900 e gli investitori al ‘Grexit’ ci pensano, sebbene l’agenzia di rating Standard & Poor’s fa sapere che un’eventuale uscita dall’euro “non avrebbe probabilmente un impatto significativo sul rating delle banche al di fuori del Paese ellenico”.

Gli uomini della troika avranno per prima cosa il compito di far luce sul problema finanziario ellenico, la cui ampiezza non è chiara. Per questo Ue, Bce ed Fmi hanno preteso che i loro tecnici, oltre a lavorare con i greci a Bruxelles, tornassero anche ad Atene, perchè solo così potranno raccogliere dati realistici. Fonti Ue parlano di liquidità in esaurimento entro tre settimane. Il Governo, a marzo, deve ridare al Fmi 1,5 miliardi di euro e rimborsare 3,2 miliardi di titoli a breve termine. In assenza degli aiuti europei che arriveranno solo dopo la fine positiva del confronto sulle riforme con la ex Troika, per fare fronte alle scadenze il Governo Tsipras cerca in fondo al barile ed avrebbe persino intenzione di metter mano alle riserve dei fondi pensione e degli enti pubblici.