Grecia. Se falliscono ultime trattative in bancarotta banche e governo

Pubblicato il 12 luglio 2015 10:03 | Ultimo aggiornamento: 12 luglio 2015 10:03
La banca centrale greca

La banca centrale greca

GEECIA, ATENE – Non è questione solo di ritorno alla dracma o di emissione dei ‘pagherò’ (i certificati ‘IOU’ che potrebbero costituire una valuta parallela di emergenza): se falliscono le trattative dell’ultimo minuto, sono le banche greche – in particolare almeno una delle quattro maggiori: National Bank of Greece, Eurobank, Piraeus Bank e Alpha Bank – e non solo il governo ad andare in bancarotta.

Ed è questa realtà che martedì scorso, secondo quanto riferiscono fonti diplomatiche presenti, ha spinto Alexis Tsipras a compiere la inversione a U culminata con l’approvazione in parlamento di una proposta di riforma più dura del 50% rispetto a quella rifiutata col referendum del 5 luglio.

In Grecia le banche sono chiuse dal 29 giugno. Due settimane di contante razionato, di trasporti pubblici gratuiti, preoccupano la gente, ma se la vita quotidiana ad Atene è ancora apparentemente (quasi) normale, gli effetti cominciano a farsi sentire anche sulle attività delle piccole e medie imprese.

Decine gli esempi: dai commercianti di carne che non hanno contanti per pagare gli allevatori ai benzinai sulle isole che stanno cominciando a finire le riserve. “Senza contanti non possiamo farci consegnare il carburante, perché ormai ci chiedono i soldi in anticipo” spiega un distributore di Paros. Il peggio tocca però proprio all’industria bancaria, che finora si è retta sull’Ela, la liquidità di emergenza fornita dalla Bce e bloccata a quota 89 miliardi di euro da lunedì scorso.

Nonostante il blocco dei capitali, riferiscono fonti bancarie, il sistema ha continuato a perdere 100 milioni di euro al giorno. E per mantenere un minimo di normalità di funzionamento, la Banca di Grecia sta coordinando i trasferimenti di liquidità tra le banche greche. Ma intanto, secondo quanto riferisce una fonte bancaria al Financial Times, gli esecutivi delle banche si stanno preparando allo scenario peggiore: che prevede la vendita delle attività all’estero ed il di recupero di almeno 30 miliardi cancellando azioni o bond in mano agli azionisti.

Non sono esclusi prelievi forzosi sui conti oltre i 100 mila euro, ma secondo gli analisti sarebbe una misura poco efficace: dei 120 miliardi totali di depositi, solo 30 mld sono in conti di grandi dimensioni e circa 20 sono rappresentati dal capitale delle Pmi. Col risultato che un prelievo sarebbe un ulteriore colpo alla collassata economia greca.