Guerra commerciale, Cina risponde agli Usa: dazi su 128 prodotti. E l’Italia ne beneficia

di redazione Blitz
Pubblicato il 2 aprile 2018 13:07 | Ultimo aggiornamento: 2 aprile 2018 13:07
La Cina ha annunciato dazi su 128 prodotti Usa

I presidenti cinese e americano, Xi Jinping e Donald Trump (Foto Ansa)

PECHINO – La Cina risponde ai dazi imposti dal presidente americano Donald Trump con la stessa moneta, e annuncia l’operatività da oggi, 2 aprile, dei dazi su 128 beni importati dagli Stati Uniti, tra cui carne di maiale e frutta, per un totale di 3 miliardi di dollari, in risposta alla “mossa protezionistica” decisa dal presidente americano su su acciaio e alluminio. E Coldiretti annuncia: “L’Italia ne potrebbe beneficiare, aumentando le esportazioni verso la Repubblica popolare”.

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La notizia è contenuta in una nota del ministero cinese del Commercio in cui si sollecita Washington “a revocare le misure protettive che violano le regole del Wto” (il World Trade Organization, l’Organizzazione mondiale del commercio) e a “riportare i rapporti bilaterali sui relativi prodotti alla normalità”.

Le misure decise dagli Stati Uniti contro acciaio e alluminio, si legge ancora nella nota, sono “un abuso delle clausole di sicurezza” del Wto e colpiscono seriamente il principio della non discriminazione nel sistema multilaterale del commercio, ha rilevato il ministero nella nota postata sul suo sito internet, raggiungendo che “gli interessi della Cina sono stati seriamente danneggiati”.

I beni target, per un totale di 3 miliardi di dollari, sono stati definiti il 23 marzo per bilanciare i danni causati dal “protezionismo Usa” dopo l’imposizione di dazi al 25% sull’acciaio e del 10% sull’alluminio.

La pubblica opinione è stata sollecitata a presentare osservazioni: in base al “forte supporto registrato, le misure sono entrate in vigore oggi. Il ministero delle Finanze ha fatto suo lo schema che prevede una doppia serie di dazi: al 15% su 120 beni, tra cui la frutta come mele e mandorle, e al 25% su carne di maiale e derivati per un valore nel 2017 di 1,1 miliardi di dollari che fanno della Cina il terzo mercato Usa di riferimento.

Lo scontro è destinato a inasprirsi sull’approvazione attesa da parte di Trump di altre misure fino a 60 miliardi di dollari che includono 1.300 beni importati dalla Cina, tra tlc, hi-tech e aerospazio. Lo scorso anno i prodotti agricoli americani finiti sui mercati cinesi hanno totalizzato i 20 miliardi. Il 2017 ha visto Pechino registrare un surplus verso gli Usa di 275,8 miliardi, pari al 65% del totale. Il disavanzo nei dati del Census Bureau di Washington è stimato invece in ben 375,2 miliardi.

A beneficiare della guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti potrebbe essere proprio l’Italia, dopo che le esportazioni del vino Made in Italy nel gigante asiatico hanno raggiunto il massimo storico di oltre 130 milioni di euro nel 2017, grazie all’aumento del 29% del 2017. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti su dati Istat divulgata in occasione dell’entrata in vigore dei superdazi cinesi nei confronti di 128 beni importati dagli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti, sottolinea Coldiretti, hanno esportato vino in Cina per un valore di 70 milioni di euro in aumento del 33% nel 2017 e si collocano al sesto posto nella lista dei maggiori fornitori, immediatamente dietro all’Italia. Per effetto di una crescita ininterrotta nei consumi la Cina, precisa Coldiretti, è entrata nella lista dei cinque Paesi che consumano più vino nel mondo ma è in testa alla classifica se si considerano solo i rossi.

Un mercato dunque strategico per i viticoltori italiani, mentre per quanto riguarda la frutta fresca l’Italia può esportare al momento in Cina solo kiwi e agrumi, anche se il lavoro sugli accordi bilaterali per pere e mele è ad uno stadio avanzato e potrebbe aprire opportunità, dopo lo “stop” alle forniture statunitensi.

Si tratta di superare, spiega l’associazione, barriere tecniche cinesi che riguardano molti prodotti del Made in Italy come l’erba medica disidratata. In realtà, sostiene Coldiretti, “l’estendersi della guerra dei dazi tra i due giganti dell’economia mondiale ai prodotti agroalimentare apre scenari inediti e preoccupanti nel commercio mondiale anche con il rischio di anomali afflussi di prodotti sul mercato comunitario che potrebbero deprimere le quotazioni. Una situazione che – conclude – va attentamente monitorata per verificare l’opportunità di attivare, nel caso di necessità, misure di intervento straordinarie”.