Guerra del Corriere della Sera. Cda il 12/2, manovre di Bazoli per De Bortoli

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 febbraio 2015 14:27 | Ultimo aggiornamento: 9 febbraio 2015 14:27
Guerra del Corriere della Sera. Cda il 12/2, manovre di Bazoli per De Bortoli

Guerra del Corriere della Sera. Cda il 12/2, manovre di Bazoli per De Bortoli

ROMA – Guerra del Corriere della Sera. Cda il 12/2, manovre di Bazoli per De Bortoli. “Io me ne vado il 30 aprile 2015”: che il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, sia stato costretto a ribadire l’impegno a lasciare alla scadenza fissata dagli accordi con Rcs anche qualora fosse invitato a restare, contribuisce indirettamente a confermare che ancora non tutto è sistemato sulla cessione degli asset no core e i conti del gruppo.

La convocazione a mercati fermi per giovedì 12 febbraio di un Cda di aggiornamento, non previsto dal calendario finanziario, insieme alle precisazioni pubbliche del presidente di Banca Intesa Giovanni Bazoli (“non sono un collettore di proteste”) sono altre spie che qualcosa invece si stia muovendo per costringere il primo azionista, la Fiat di John Elkann, a un confronto con gli altri soci su gestione e direzione del giornale. Marcello Zacchè su Il Giornale fa il punto della situazione.

Bazoli sostiene il direttore Ferruccio De Bortoli, in uscita per volere di Elkann. E che, invece, potrebbe clamorosamente restare al suo posto. Anche se tra le ultime ipotesi circola quella della resurrezione de Il Mondo, che potrebbe ssere affidato proprio a De Bortoli. La testata non resterebbe però in ambito Rcs ma sarebbe rilevata da un gruppo di investitori per farne un newsmagazine di politica ed economia di taglio internazionale.

Jovane si gioca quindi le prossime carte sul tavolo di un delicatissimo cda e sul bilancio del gruppo. Dove, a furia di tagli al personale e cessioni di alcune testate, il miliardo di perdita degli ultimi tre anni si dovrebbe essere ridotto, nei conti del 2014, a una settantina di milioni circa. Ma la situazione non soddisfa e, soprattutto, non convince tutti.

«Fiat ha un quinto del capitale, significa che quattro quinti non sono suoi»- spiega una fonte vicina a uno dei soci. Che ipotizza altresì la «non» necessità di un nuovo socio dato che, per i «vecchi» azionisti dovrebbe essere lo stesso Elkann che, se vuol comandare, deve mettere mano al portafoglio e rilevare parte del debito della società che è intorno ai 500 milioni di euro. (Marcello Zacchè, Il Giornale)

Il board farà il punto sull’avanzamento dei diversi tavoli, e quindi anche sulle cessioni non core (Digicast, Igp Decaux e Finelco). Non è invece detto che si parli della Libri. L’appuntamento però sarà guardato con grande attenzione, in attesa del Cda che l’ 11 marzo licenzierà i conti 2014, e dell’appuntamento per i soci in assemblea il 23 aprile, con la scadenza il 29 marzo per le liste dei candidati al Consiglio, da depositarsi entro il 29 marzo.

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