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Hurd (Hewlett Packard) non è solo. Ecco i casi più clamorosi di ad e ceo che si sono giocati il posto per uno scandalo sessuale

«La peggior decisione aziendale da quando la Apple, anni fa, licenziò Steve Jobs». Il Ceo di Oracle, Larry Ellison, bolla così la scelta del board di Hp, che la settimana scorsa ha chiesto le dimissioni dell’amministratore delegato Mark Hurd.

In una e-mail al New York Times, Ellison sottolinea che «la perdita di Hurd va contro gli interessi dell’azienda, dei suoi azionisti, clienti e partner commerciali».

«Il consiglio di amministrazione di Hp ha ammesso di aver indagato sulle presunte molestie sessuali di cui l’ex Ceo è stato accusato e di non aver trovato alcuna prova a suo carico» conclude Ellison.

Vere o false che siano le accuse, non è la prima volta che uno scandalo sessuale determina la caduta di illustri amministratori delegati. In “onore” di Hurd, Business Insider ha stilato un elenco dei più clamorosi abbandoni degli ultimi anni.

Jp Bolduc, ex Ceo di W.R. Grace, la società americana leader nel settore dei prodotti chimici per l’industria, lasciò l’incarico nel marzo del ’95 dopo che alcune impiegate lo accusarono di molestie sessuali fisiche e verbali, che lui negò sempre.

Analogo il caso di Charles Campbell, ad di Florsheim, nota marca di calzature, che nel ’99 si licenziò dopo che un’ex assistente lo accusò di aver utilizzato l’appartamento aziendale per gli incontri con le sue amanti, che occasionalmente avrebbe portato con sé anche nei viaggi d’affari.

James J. McDermott Jr., ex Ceo della banca d’investimenti Keefe, Bruyette & Woods Inc., invece, non solo ebbe una relazione adultera con la porno-star “Marilyn Star”, ma le fornì anche informazioni riservate, tali da permetterle di guadagnare ben 88 mila dollari più del dovuto. McDermott lasciò la poltrona nel giugno del ’99, prima di essere portato in carcere e condannato per insider trading nell’aprile del 2000.

Più buffa la vicenda dell’ex amministratore delegato di Boeing, leader americana nella costruzione di aeromobili e nel settore spaziale, Harry C. Stonecipher. Chiamato a dirigere l’azienda dopo una serie di scandali che portarono alle dimissioni il predecessore, non si distinse certo per un comportamento modello. E dovette lasciare il posto “con imbarazzo” nel marzo 2005, quando emerse la sua tresca con una dipendente.

Non andò meglio a Robert McCormick della Savvis Communications, che spese 241 mila euro in uno strip-club di Manhattan per poi rifiutarsi di pagare il conto, che inizialmente aveva saldato con la carta di credito aziendale. L’American Express fece causa all’azienda, che obbligò McCormick ad andarsene nel 2005.

Molto più grave il caso di Steven R. Chamberlain, un tempo a capo della Integral Systems Inc., che opera nel campo dei satelliti e delle comunicazioni. Nel 2005, l’uomo era stato accusato da una giuria di due reati sessuali, tra cui un abuso su minore, ma non si era preoccupato di informare il board dell’azienda delle sue pendenze giudiziarie. Ragion per cui, una volta scoppiato il caso, fu costretto a lasciare, per tentare di salvare la reputazione della Integral Systems.

Delicato il caso di Lord Browne, Ceo della British Petroleum (Bp) fino al 2007. L’amministratore delegato rassegnò le dimissioni quando i media diffusero dettagli imbarazzanti sulla sua vita (omo)sessuale, emersi durante un processo.

Sempre nel settore petrolifero, Robert Andrews, ad di Andrews Technologies ed ex marito dell’attuale moglie del fratello di George W. Bush, finì nei guai nel 2008 quando una spogliarellista fu trovata morta in casa sua per overdose di cocaina. Se la cavò con la condizionale, una multa e 80 giorni di lavoro con i servizi sociali, ma si giocò il posto.

David Davidar lasciò, invece, l’indiana Penguin quando l’ex dirigente dell’azienda, Lisa Rundle, lo accusò di averla molestata per tre anni e di averla poi aggredita alla Fiera del Libro di Francoforte.

Infine, Chris Albrecht terminò una lunga carriera nell’emittente televisiva via cavo Hbo nel maggio 2007, quando la fidanzata lo accusò di aggressione.

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