Ici Chiesa, ma deve pagare davvero? Non su conventi, santuari, oratori…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 novembre 2018 6:14 | Ultimo aggiornamento: 8 novembre 2018 9:38
Ici Chiesa cattolica, ma deve pagare davvero? Non su conventi, santuari, oratori...

Ici Chiesa, ma deve pagare davvero? Non su conventi, santuari, oratori… (foto Ansa)

ROMA – La Chiesa dovrà restituire l’Ici non versata tra 2006 e 2011, ma non su tutti gli edifici di sua proprietà: conventi, santuari, oratori dovrebbero essere salvi. Cioè tutti quegli immobili a scopo religioso e non di lucro.

La Corte di giustizia dell’Unione Europea ha infatti accolto il ricorso della scuola elementare Montessori di Roma e annullato la decisione della Commissione del 2012 e la sentenza del Tribunale Ue del 2016 che avevano sancito “l’impossibilità di recupero” da parte dello Stato italiano dell’Ici non versata dagli enti non commerciali dal 2006 al 2011, mentre ha ritenuto legittime le esenzioni dall’Imu.

Gli enti proprietari sono tantissimi e gli utilizzi sono vari: quando si parla del patrimonio immobiliare della Chiesa occorre tenere conto che dentro c’è tutto, dalla scuola delle suore alla casa del cardinale, dall’ostello per ferie tenuto da religiosi alla clinica privata, dall’oratorio della parrocchia al convento. Anche gli enti proprietari sono parcellizzati tra Santa Sede (che comunque ha una convenzione fiscale con lo Stato italiano), diocesi, congregazioni religiose, singoli enti, fondazioni, in un ginepraio dal quale è complicato districarsi.

Una stima che ricorre negli ultimi anni, e che non è mai stata smentita dalle gerarchie ecclesiastiche, è che facciano capo alla Chiesa in Italia circa 100mila immobili, tra i quali vi sono 9mila scuole, 26mila tra chiese, oratori, conventi, campi sportivi e negozi e 5mila tra cliniche, ospedali e strutture sanitarie e di vario genere. Più difficile capire quanti siano gli hotel, i residence e le strutture ricettive in genere, perché per la maggior parte sono di proprietà di ordini di frati e suore, e non delle diocesi. Il sito ‘Ospitalità religiosa’ ha censito 4.387 strutture per oltre 120mila posti letto.

Difficile anche stabilire con precisione quanti non abbiano fini di lucro: sicuramente le chiese o gli stabili che sono adibiti ad attività caritative. Per il resto il confine è sempre stato labile, anche se oggi la Cei, nel commentare la notizia arrivata da Strasburgo, ribadisce che le attività remunerative devono pagare le tasse sempre, “senza eccezione e senza sconti”.

La difficoltà dei calcoli è anche legate la fatto che il patrimonio, oltre ad essere parcellizzato, è in continua evoluzione con acquisti e vendite che, anche se non ai ritmi del mercato immobiliare complessivo, comunque si verificano.

Se non c’è un database ufficiale che censisca immobili di proprietà e funzioni differenti (a volte non esiste una banca dati neanche a livello di singole diocesi), tanto meno c’è una stima ‘ufficiale’ sul valore. Restano le valutazioni fatte qualche anno fa dal Gruppo Re (anche queste mai smentite), che indicavano come facenti capo alla Chiesa, genericamente intesa, circa il 20% degli immobili italiani. Secondo gli ultimi dati del ministero dell’Economia il valore degli immobili in Italia supera i 6mila miliardi di euro. Ma applicare semplicemente una percentuale e calcolare il valore di quelli della Chiesa è complesso, considerato che una buona parte è utilizzato per pregare o per fare opere di carità.