Ici, dalla Chiesa in arrivo 600 milioni di euro per i Comuni?

Pubblicato il 17 Febbraio 2012 10:05 | Ultimo aggiornamento: 17 Febbraio 2012 10:14

ROMA – Le stime dei Comuni sul pagamento dell’Ici da parte della Chiesa prevedono un gettito di 600 milioni di euro. Anche un miliardo per i più ottimisti. A fare i primi conti è stato, prevedibilmente,  il presidente dell’Anci Graziano Delrio: “I Comuni dovrebbero incassare sui 500-600 milioni di euro – ha annunciato –  Alcuni stimano che il gettito sarà di 300-400 milioni di euro, mentre l’Ifel (Istituto per la Finanza e l’Economia locale, ndr) parla di 1 miliardo di euro”.

Dopo l’annuncio dato dal presidente del Consiglio, Mario Monti, al vicepresidente della Commissione europea, Joaquin Almunia, la notizia è certa: anche la Chiesa pagherà l’Ici. L’esenzione dal pagamento dell’imposta sugli immobili resterà solo per gli edifici di proprietà della Chiesa nei quali si svolgono attività esclusivamente non commerciali, mentre sarà rivista per quegli edifici in cui si svolgono anche (seppur non prevalentemente) funzioni commerciali. Il premier, con un comunicato ufficiale, ha poi confermato ufficialmente l’intenzione del governo di presentare un emendamento in merito all’esenzione dall’imposta comunale sugli immobili riservata agli enti non commerciali, quindi anche alla Chiesa.

“Il presidente Monti – si legge in una nota del Governo – auspica che l’iniziativa del governo permetta alla Commissione europea di chiudere la procedura aperta nell’ottobre 2010 contro l’Italia per aiuti di Stato. Cancellando i privilegi riservati alla Chiesa, l’Italia intende evitare una decisione negativa che oltretutto dovrebbe essere accompagnata dall’ingiunzione di recuperare quanto non pagato dalla Chiesa in violazione delle regole Ue. Ingiunzione che potrebbe comunque arrivare anche cambiando la legge e chiudendo il contenzioso”.

Anche la Conferenza episcopale è d’accordo e ha accolto con favore il chiarimento di Monti, esprimendo allo stesso tempo la richiesta di un’attenta valutazione da parte del governo sul carattere effettivamente “commerciale” di attività come il no profit.