Ici/Imu ad personam: calcoli individuali, fasce di reddito, esenzioni

Pubblicato il 22 Novembre 2011 13:36 | Ultimo aggiornamento: 22 Novembre 2011 13:36

ROMA –  Incrociando la composizione del reddito dei proprietari di immobili con il vasto sistema di detrazioni e agevolazioni è possibile tracciare varie ipotesi su quanto costerà la nuova Ici sulla prima casa. Il principio della progressività (a redditi più alti aliquote più alte) potrebbe infine lasciare invariato l’impatto della nuova tassa su una gran parte dei possessori. Reintroduzione dell’Ici che verrà modulata secondo due proposte alternative: una  “federalista” sulla prima casa con l’Imu (imposta municipale unica), l’altra attraverso il ritorno dell’Irpef sui redditi fondiari, oggi limitata agli immobili diversi dalla abitazione principale. Comunque una tassa ad personam, individuale, cucita su misura per ogni proprietario.

Ma qual è l’identikit del proprietario di casa? Sul Sole 24 Ore di martedì 22 novembre vengono riportate le stime dell’Agenzia del Territorio. I proprietari di immobili (non solo prime case che però rappresentano la quasi totalità) con redditi fino a 10 mila euro l’anno sono 6,2 milioni, mentre quelli che arrivano a 26 mila sono 11,3 milioni. Insieme le due classi di reddito costituiscono il 70% dei proprietari. Il valore catastale medio pro-capite delle loro proprietà è di 49 mila euro per la prima fascia e 54 mila per la seconda, con un valore di mercato indicativo che corrisponde a 157 mila euro e 173 mila. I redditi da 75 mila euro in su rappresentano solamente meno dell’1 %: gli immobili posseduti da questa classe hanno un valore di mercato medio di 562 mila euro.

E’ chiaro che la grande massa dei proprietari è tutt’altro che ricca: per questo il ventaglio di detrazioni servirà a mitigare l’impatto dell’Ici prossima ventura. Lo sconto verrà commisurato al reddito del proprietario. Qualche esempio. Facciamo la prima ipotesi, cioè la reintroduzione della Ici versione Imu sulla prima casa. Per un bilocale del valore di 43 mila euro e una rendita stimata  a 400 euro l’Imu sarebbe di 172: con la detrazione allo studio di 200 euro il proprietario sarebbe esentato. Nel caso di un trilocale da 72 mila euro con una rendita di 684 euro, l’Imu arriverebbe a 287 euro annui, senza esenzione. Ancora, con una villetta del valore di 114 mila euro l’Imu sarebbe di 456 euro.

Facciamo l’ipotesi della reintroduzione dell’Irpef sui beni immobili inclusa la prima abitazione. Per un bilocale le detrazioni previste (100, 150, 200, 250 euro) consentirebbero l’esenzione fino a 75 mila euro di reddito e oltre (l’Irpef lorda andrebbe dai 95 euro fino a 15 mila euro di reddito ai 177 euro oltre i 75 mila di reddito). Per un trilocale esenzioni dell’Irpef  fino a 28 mila euro. Per la villetta esenzione fino a 15 mila euro di reddito. La complicazione nascerà dalla rivalutazione delle rendite catastali: a quel punto bisognerà moltiplicare per il tasso rivalutativo introdotto.