Ikea taglia stipendi: non più domeniche e festivi pagati. Sciopero nazionale

di redazione Blitz
Pubblicato il 29 Maggio 2015 20:44 | Ultimo aggiornamento: 29 Maggio 2015 20:44
Ikea taglia stipendi: non più domeniche e festivi pagati. Sciopero nazionale 12 ore

Ikea taglia stipendi: non più domeniche e festivi pagati. Sciopero nazionale 12 ore

ROMA – Ikea taglia gli stipendi ai dipendenti italiani, annullando la contrattazione integrativa, cancellando cioè le maggiorazioni salariali legate a domeniche e festivi e i premi produzione, che costituiscono una parte determinante degli stipendi. La decisione riguarda 6 mila lavoratori distribuiti nei 21 punti vendita italiani, dove tra l’altro il 70-80% degli addetti è impiegato part time. I sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil hanno contestato la decisione proclamando 16 ore di sciopero nazionale: le prime otto si svolgeranno in contemporanea in tutti i punti vendita, dopo il 12 giugno. Le restanti otto verranno organizzate sede per sede.

”E’ il primo sciopero dopo anni di relazioni costruttive – spiega la segretaria FIlcams Cgil Giuliana Mesina – ma la disdetta del contratto è il primo gesto del nuovo amministratore delegato, un gravissimo atto politico”.

La cancellazione senza preavviso dei contratti integrativi degli oltre 6 mila dipendenti italiani è arrivata nel momento in cui, secondo i sindacati, il negoziato entrava nel vivo dopo essere stato rinviato per consentire l’insediamento del nuove vertice aziendale: Belen Frau è stata nominata a.d. a fine febbraio.

La contrattazione per il rinnovo del contratto integrativo sarebbe dovuta partire lo scorso anno. Ma dopo la presentazione del 18 dicembre, sindacati e azienda non si sono più incontrati, dal momento che proprio Ikea ha rinviato i tavoli convocati per febbraio e marzo. Quindi la contrattazione è partita solo a maggio e nelle scorse ore Ikea ha notificato la disdetta del contratto integrativo, che diventerebbe operativa da settembre.

Per Vincenzo Dell’Orefice della Cisl “si tratta di un atto incomprensibile e spropositato in quanto il negoziato è solo alle battute iniziali”. E conferma gli incontri già programmati per il 12 e 25 giugno. ”Auspico che anche per Ikea il riconoscere un congruo trattamento sia in termini economici che normativi a quanti con il proprio apporto quotidiano le consentono di affermare un’indiscussa leadership commerciale – ha concluso il sindacalista – sia un obiettivo da perseguire”.

Ikea dal canto suo ha risposto spiegando che

“crede che sia importante avere un dibattito costruttivo con i propri collaboratori e con i loro rappresentanti sindacali, al fine di creare buone condizioni lavorative e sociali che a loro volta rendano sostenibili le attività aziendali”.

Ma ritiene anche che la reazione dei sindacati sia “sproporzionata e intempestiva dal momento che il contratto integrativo continuerà ad essere applicato vista la prosecuzione delle trattative”.

Il colosso dell’arredamento svedese ritiene

“necessaria una revisione dei contenuti dell’attuale Contratto Integrativo Aziendale (CIA) stipulato ormai 4 anni fa: il contesto economico degli ultimi anni è radicalmente mutato e impone di rivedere i contenuti del CIA per garantire un futuro solido e sostenibile a Ikea in Italia. In base a quanto previsto dall’attuale CIA il 30 Maggio costituiva il termine ultimo per dare disdetta, in assenza della quale, il rinnovo sarebbe stato automatico. Ecco perché, vista l’esperienza di oltre 25 anni di buone relazioni sindacali Ikea ha chiesto al sindacato di posticipare tale data di 2 mesi nella convinzione di arrivare ad un nuovo accordo entro breve attraverso un serrato calendario di incontri”.

La revisione dei contenuti dell’attuale contrattazione, per Ikea, è necessaria per assicurare ai lavoratori un solido futuro

“e vuole lavorare insieme al sindacato per trovare soluzioni. Ikea vuole favorire lo sviluppo di un sistema di contrattazione informato e partecipativo ed ha presentato al sindacato un’analisi dettagliata sull’andamento economico di Ikea in Italia e dei disastrosi effetti della congiuntura economica sull’utile dell’azienda( già oggetto di confronto da oltre un anno), con l’obiettivo di lavorare insieme su alcuni temi, salvaguardando l’occupazione e migliorando le politiche sociali”