Ilva, c’è l’accordo: 10.700 riassunti con articolo 18

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 settembre 2018 14:32 | Ultimo aggiornamento: 6 settembre 2018 14:33
Ilva, c'è l'accordo: 10.700 riassunti con articolo 18

Ilva, c’è l’accordo: 10.700 riassunti con articolo 18

TARANTO – Saranno 10.700 i lavoratori Ilva da assumere subito e con articolo 18: è questa la soluzione trovata al tavolo del ministero dello Sviluppo economico, convocato da Luigi Di Maio dopo la proclamazione dello sciopero da parte delle sigle dei metalmeccanici per l’11 settembre. La trattativa è andata avanti tutta la notte per trovare una soluzione definitiva prima delle scadenze inevitabili del 7 e del 15 settembre. “Non ci sarà il Jobs Act nell’azienda – ha sottolineato Di Maio – i lavoratori saranno assunti con l’articolo 18”.

La proposta migliorativa contenuta nel testo aggiornato presentato da ArcelorMittal ai sindacati accoglie la loro richiesta: 10.700 lavoratori assunti a tempo indeterminato. Un numero nettamente superiore rispetto al piano occupazionale originario in cui i lavoratori riassunti erano indicati in 10.000 rispetto agli attuali 13.522 dipendenti.

Nella bozza definitiva l’azienda si impegna inoltre a formulare una proposta di assunzione per gli esuberi rimasti “non prima del 23 agosto 2023”, che non abbiano già beneficiato di altre misure, come ad esempio l’incentivo all’esodo, e non abbiano già ricevuto un’offerta da un’affiliata. Ai sindacati firmatari dell’eventuale accordo, contestualmente, si chiede di impegnarsi a raggiungere con Am InvestCo, “a fronte dell’assunzione dei dipendenti in organico dell’amministrazione straordinaria, specifiche intese, comprese riduzioni dell’orario di lavoro, che consentano di assicurare costi del lavoro invariati”.

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Già in mattinata la segretaria generale Fiom, Francesca Re David, cantava vittoria. “L’accordo è fatto  – ha detto – per noi per essere valido deve essere approvato dai lavoratori con il referendum”. “Gli assunti sono tutti – ha precisato – si parte da 10.700 che è molto vicino al numero di lavoratori che oggi sono dentro e c’è l’impegno di assumere tutti gli altri fino al 2023 senza nessuna penalizzazione su salario e diritti, era quello che avevamo chiesto”.

Soddisfazione è stata espressa anche dal segretario genovese della Fiom Bruno Manganaro: “Non ci saranno esuberi e per Genova viene riconfermato l’Accordo di programma con un organico di 1474 lavoratori”. “Ora comincia una lunga storia – ha aggiunto – con una nuova organizzazione della fabbrica che dovremo gestire con il più grande gruppo industriale dell’acciaio” ma rispetto alle premesse l’accordo è un “buon risultato”.

Per il leader della Uilm Rocco Palombella ora “è chiaro che manca ancora da riguardare i testi e correggerli ma l’elemento importante è che non ci sono esuberi perché il piano prevederà il completo assorbimento di tutti i lavoratori con il mantenimento di tutti i diritti acquisiti”.

L’obiettivo di Di Maio era di arrivare ad un accordo entro venerdì 7, scadenza che lo stesso ministro aveva posto per decidere se annullare o meno la gara vinta oltre un anno fa da Arcelor, e a fronte di un accordo azienda-sindacati Di Maio ha già detto che la gara per lui resterà valida. Il 15 settembre scade invece l’amministrazione straordinaria, mentre le risorse finanziarie sono agli sgoccioli.

Nato nel 1905 come Società anonima Ilva, il gruppo ha attraversato oltre un secolo tra periodi di grande espansione (in particolare negli anni del boom economico) e di forti criticità, come la grande crisi dell’acciaio negli anni ’70.

Oggi il gruppo, che ha bisogno di ingenti investimenti sia per la messa a norma da un punto di vista ambientale che per il rinnovo degli impianti e il rilancio della produzione, conta circa 14mila addetti distribuiti in quattro stabilimenti principali (Taranto, l’acciaieria più grande d’Europa con 11mila lavoratori, Genova, Novi Ligure e Paderno Dugnano). Con una capacità produttiva pari a 8 milioni di tonnellate, nel 2016 ha registrato un fatturato di 2,2 miliardi di euro, ma un ebitda negativo, seppure in miglioramento rispetto all’anno precedente, per 220 milioni. E’ attiva nei settori dell’automotive, costruzioni, energia, elettrodomestici, packaging e trasporti.

Dal gennaio 2015, in qualità di impresa strategica d’interesse nazionale, è entrata nel regime di amministrazione straordinaria riservato alle grandi imprese ed è guidata da un collegio composto da Piero Gnudi, Enrico Laghi e Corrado Carrubba.