Ilva: un buco di 14mila posti di lavoro. ArcelorMittal molla tutto e se ne va

di Lorenzo Briotti
Pubblicato il 4 Novembre 2019 15:11 | Ultimo aggiornamento: 5 Novembre 2019 8:02
ex ilva

Uan foto dell’Ilva di Taranto (Ansa)

ROMA  – ArcelorMittal, la multinazionale che nel 2018 ha rilevato l’ex Ilva di Taranto, ha deciso di rescindere il contratto chiedendo ai Commissari straordinari di assumersi la responsabilità delle attività della fabbrica e dei circa 14 mila dipendenti. 

Nel contratto che l’azienda ha deciso di rescindere, c’è scritto che per i reati di inquinamento antecedenti all’arrivo di ArcelorMittal, ed anche per quelli che si fossero prodotti durante il risanamento, c’è una sorta di immunità finanziaria. Ora, anche a causa della crisi dell’acciaio che ha colpito a livello globale, l’ex Ilva rischia di finire come Alitalia, costata quasi 10 miliardi di euro ai contribuenti. L’ex Ilva, è questo il rischio, potrebbe arrivare a costare anche il doppio. Là dove M5s, all’interno della sede di Taranto voleva farci il parco della scienza. 

Il comunicato di ArcelorMittal è stato diffuso oggi, lunedì 4 novembre. L’azienda ha notificato ai commissari straordinari dell’Ilva la volontà di rescindere l’accordo per l’affitto con acquisizione delle attività di Ilva Spa e di alcune controllate. 

“Secondo i contenuti dell’accordo” del 31 ottobre 2018, ArcelorMittal “ha chiesto ai Commissari straordinari di assumersi la responsabilità delle attività di Ilva e dei dipendenti entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione” della volontà di ArcelorMittal di lasciare l’Ilva. 

La decisione, spiega la multinazionale, è stata presa dopo l’eliminazione della “protezione legale” dal 3 novembre, “necessaria alla società per attuare il suo piano ambientale senza il rischio di responsabilità penale, giustificando la comunicazione di recesso”.

“In aggiunta – prosegue la nota – i provvedimenti emessi dal Tribunale penale di Taranto obbligano i Commissari straordinari di Ilva a completare talune prescrizioni entro il 13 dicembre 2019 pena lo spegnimento dell’altoforno numero 2” che “renderebbe impossibile attuare il suo piano industriale, e, in generale, eseguire il contratto”.

Il vertice a Palazzo Chigi.

Mentre impazza la polemica politica, il governo ha convocato un vertice straordinario a Palazzo Chigi con Patuanelli, Provenzano, Speranza, Catalfo, Costa, Gualtieri e lo stesso premier Conte. Il quale ha chiamato anche i vertici dell’acciaieria, fissando un incontro. “Il governo non consentirà la chiusura dell’Ilva” fanno sapere fonti dello Sviluppo economico presenti all’incontro. “Non esistono presupposti giuridici per il recesso del contratto. Convocheremo immediatamente Mittal”, affermano gli uomini vicini al ministro Patuanelli.

Le reazioni politiche.

La decisione dei proprietari dell’ex Ilva ha scatenato subito diverse reazioni politiche e sindacali. Il primo a parlare è stato Matteo Salvini: “Se il governo tasse, sbarchi, e manette farà scappare anche i proprietari dell’Ilva, mettendo a rischio il lavoro di decine di migliaia di operai e il futuro industriale del Paese sarà un disastro, e le dimissioni sarebbero l’unica risposta possibile. La Lega chiede che Conte venga a riferire urgentemente in Parlamento”.

Il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, ha aggiunto: “Come temevamo, ci sono riusciti. Hanno fatto chiudere l’Ilva. Questo governo, con la sua ideologia di decrescita, è un flagello per l’economia e i lavoratori italiani”. 

Secondo invece Marco Bentivogli della Fim Cisl, con la volontà di ArcelorMittal di comunicare ai commissari la volontà di recedere il contratto “partono da oggi i 25 giorni per cui lavoratori e impianti ex Ilva torneranno all’Amministrazione Straordinaria. Tra le motivazioni principali, il pasticcio del Salva-imprese sullo scudo penale. Un capolavoro di incompetenza e pavidità politica: non disinnescare bomba ambientale e unire bomba sociale”.  

Fonte: Ansa