Economia

Ilva: mala politica forse chiude baracca e burattini, vestita da tribuni del popolo

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Michele Emiliano con caschetto all’Ilva (foto Ansa)

ROMA – Ilva, trattativa interrotta, sospesa in attesa del Tar. Interrotta, sospesa la trattativa per la vendita dell’Ilva. E quindi per l’inizio dell’opera di bonifica di tutto ciò che c’è dentro e fuori il polo siderurgico. E quindi interrotto e sospeso in attesa del Tar un investimento da 3, 5 miliardi. Un miliardo e 200 milioni per la fabbrica e 2,3 miliardi per i lavori di bonifica e risanamento ambientale.

E quindi sospesi i 20 mila posti di lavoro appesi a quell’investimento.

E quindi sospesi, in forse, suscettibili di saltare gli accordi presi con i futuri acquirenti. Tra questi la limitazione della produzione  di acciaio a sei milioni di tonnellate anziché otto milioni. Limitazione fino a completa bonifica ambientale, limitazione che è polizza di garanzia sul risanamento e bonifica.

Sospesi, in attesa del Tar, gli accordi sulla copertura parchi, cioè sulla bonifica di pezzi di territorio.

Sospesi in attesa del Tar anche ovviamente i possibili compratori di Ilva. Che ora hanno tempo e modo e ragione per tirarsi indietro.

Sospesa l’Ilva tutta. Sospesi la trattativa, la cessione, la ripartenza, la bonifica, il decreto del governo, i miliardi…

A mandare tutto al Tar, neanche fosse un capitolato d’appalto per un parcheggio, il governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano. E il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci. L’iniziativa è loro, con il successivo patrocinio ideologico di Erri De Luca.

Il ministro Carlo Calenda ha detto: “E’ il primo caso al mondo di ostruzionismo ad un investimento di miliardi per lavoro e azienda”. Poi ha aggiunto disperato e spazientito: “Danno guazza a cose che non esistono, la decarbonizzazione…una roba tutta a gas non esiste neanche in Arabia Saudita”. Altri ministri, ma si sa, son ministri, hanno detto che è roba da matti e incoscienti l’ostruzionismo di Regione e sindaco. E la stessa cosa, lo stesso concetto è stato di sindacalisti di ogni sindacato e imprenditori di ogni associazione.

Ma i ricorrenti al Tar giustificano il ricorso con l’argomento del governo mendacio e “schiavo di lobby”, con l’accusa secondo cui l’inquinamento proseguirebbe fino al 2.023 e con l’argomento principe “ce lo chiedono i bambini di Taranto”.

Sono molti gli aspiranti ventriloqui dei bambini di Taranto, Calenda ad esempio sostiene che i bambini vogliano lavoro e sicurezza per se stessi e loro famiglie. Comunque non è un bello sport mettere in bocca ai bambini le proprie parole, chiunque lo faccia. E Calenda è stato secco e chiaro: “Se Regione e Comune vogliono, l’Ilva salta, l’Ilva chiude”.

L’Ilva di Taranto quindi è sospesa, appesa a un filo in attesa del Tar. Forse chiude baracca e burattini. Per mano e responsabilità della mala politica. Ciascuno decida quale sia la mala politica, se quella che fa gli accordi con chi l’Ilva la compra, la rimette in funzione e la bonifica o quella, vestita da tribuni del popolo, che l’Ilva la vuol tenere di fatto chiusa e non produttiva ma in carico allo Stato e al contribuente.

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