Ilva. Accanimento giudiziario e “ricatto d’acciaio”. Gip: “Gladio interna”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 settembre 2013 14:58 | Ultimo aggiornamento: 13 settembre 2013 15:02
Ilva. Accanimento giudiziario e "ricatto d'acciaio". Gip: "Gladio interna"

Ilva. Accanimento giudiziario e “ricatto d’acciaio”. Gip: “Gladio interna”

TARANTO – Ilva. Accanimento giudiziario e “ricatto d’acciaio”. Gip: “Gladio interna”. Il giorno dopo il clamoroso annuncio del blocco delle acciaierie Ilva (quelle controllate dalla cada madre come Riva Forni elettrici, Riva Acciaio) e della relativa “messa in libertà” di 1400 dipendenti l’attenzione è concentrata sulla sorte di operai e tecnici senza stipendio e sull’evitabilità di un sequestro (un miliardo) che ha provocato la mossa dei Riva e che manda in crisi di liquidità la holding.

Solo Il Manifesto, che in prima pagina denunciava “Il ricatto d’acciaio”, accende i fari anche sull’inchiesta di Taranto e in particolare della scoperta di un “governo ombra” all’interno del gruppo, una struttura di comando parallela, in linea con lo “stato d’eccezione” permanente vigente sin dalla privatizzazione del 1995  (come si può leggere nell’ultima ordinanza di custodia cautelare del gip  nei confronti dei vertici Ilva). Una sorta di Gladio interna in cui

a governare davvero l’Ilva, in questi anni, non sarebbero stati i dirigenti che ricoprivano ufficialmente le più alte cariche aziendali, bensì i componenti di una struttura parallela, e segreta ai più, posta al di sopra di essi. Una piramide di “fiduciari”. (Alessandro Leogrande, Il Manifesto)

“Cari giudici, sapete come funziona un’impresa?” E’ la domanda che Paolo Bricco del Sole 24 Ore rivolge ai magistrati di Taranto e Milano: non crede, trova assurdo, che l’obbligatorietà dell’azione penale debba rendere ciechi e sordi di fronte alla ragionevole pretesa per cui senza soldi non si lavora:

Nell’assurdo teatro tarantino, capita che l’obbligatorietà dell’azione penale consenta ai magistrati di non sapere nulla – o di disinteressarsi del tutto- dei meccanismi elementari di funzionamento di un gruppo industriale. Lezione minima sul funzionamento del comparto: chi detiene il rottame da usare nei forni vuole essere pagato cash. Sull’unghia. Tu (magistrato) blocchi i conti correnti delle altre imprese del gruppo Riva, le forniture cessano, le aziende chiudono. Chiaro? Il sequestro preventivo penale di cespiti quali gli stabilimenti produttivi e il blocco dei conti hanno dunque colpito attivitàproduttive che, in punta di diritto, non c’entrano nulla con l’acciaieria di Taranto.

Il Governo: “I lavoratori stiano tranquilli”. Per i lavoratori di Riva acciaio ”la cig verrà richiesta dall’azienda”. Lo ha detto il ministro dello Sviluppo Flavio Zanonato al termine di un incontro a Palazzo Chigi. ”Ho parlato prima con Ferrante (rappresentante di Riva Forni elettrici, ndr) e mi ha detto che la chiederà”. ”Giovedì ci sarà un incontro al ministero del Lavoro”, ha aggiunto il ministro, precisando di non sapere a quanto ammonterà la cig.

Accanimento giudiziario o ricatto d’acciaio? Intanto la politica si divide. Dal centrosinistra è un coro che stigmatizza il ricatto. “La decisione presa dalla famiglia Riva di chiudere sette stabilimenti Ilva è di una gravità inaccettabile. Questa scelta, che appare essere una ritorsione contro le decisioni della magistratura riguardo gli impianti di Taranto, pesa sui lavoratori e danneggia l’intero Paese” dichiara Gianni Cuperlo del Pd.

Ma l’operato, per certi versi ingombrante, della magistratura compatta il centrodestra, Cicchitto parla di estremismo giudiziario, Gasparri accusa i giudici di provocare la catastrofe, Bondi coglie l’occasione per allargare il discorso sui magistrati che alla fine della loro azione di pulizia morale avranno ridotto il Paese “ad un cumulo di macerie e a una felice povertà”. Dal Pd replicano intimando al Pdl di non sfruttare il caso Riva per difendere i potenti dalla legge.